Profumi di Mosto, un’esperienza enogastronomica su cui investire: evviva la passione dei produttori. La 16esima edizione tra inventiva e la solita zuppa.

venerdì 20th, ottobre 2017 / 10:29 Written by
Profumi di Mosto, un’esperienza enogastronomica su cui investire: evviva la passione dei produttori. La 16esima edizione tra inventiva e la solita zuppa.

Baciata dal tepore della lunga propaggine estiva, la giornata di Profumi di Mosto a peregrinare tra le cantine della Riviera del Garda Classico è stata la conferma della tanta qualità e bellezza di un territorio premiato dalla passione di tanti produttori. La 16esima edizione è stata la conferma di tanti eccelsi vini, momenti di riflessioni e della solita zuppa.

Inutile nascondersi dietro a un dito. Profumi di Mosto è un investimento collettivo per la denominazione, per la promozione del territorio e dei suoi prodotti. Non una giornata per alzare il bilancio nell’immediato, bensì un investimento pensato per il futuro. E allora ben vengano quei produttori che ogni anno coinvolgono ristoratori eccellenti e altri artigiani del gusto per abbinamenti da leccarsi i baffi e che fanno riflettere sulle potenzialità dei vini a base Groppello.

Però, dopo tante edizioni gustate percorrendo in lungo e il largo la riviera bresciana, mi viene da domandarmi se non fosse meglio per alcune cantine pensare a rinnovare la solita zuppa calda – proposta talvolta pure fredda. Suvvia, scherziamoci un poco sopra. Ogni anno lo stesso abbinamento, la stessa proposta, come se il tempo non passasse mai, come se il Groppello non potesse svariare sulle tavole. Eppure in questi anni ho visto certi produttori sbizzarrirsi e chapeu!

Evviva i Paolo, Luca e Sara Pasini (Pasini San Giovanni, Puegnago) che anche quest’anno a Profumi di Mosto hanno regalato ai partecipanti un pizzico di vivida sperimentazione con la pizza multicereali con impasto a lunga maturazione al mosto di Valtènesi di Francesco Giordano del Ristorante Serenella di Brescia. Abbinamento? Ovviamente Chiaretto.

Evviva gli Alessandro Luzzago (Chisure, San Felice del Benaco) che a Profumi di Mosto vanno braccetto con la cucina dello chef Riccardo Caminni del Lido 84 di Gardone Riviera, la più brillante stella Michelin del Garda, perché il vino della Valtènesi può andare su tutte le tavole, anche quelle stellate.

Evviva i Mattia Vezzola (Costaripa, Moniga) che a Profumi di Mosto portano sempre in cantina uno dei più rappresentativi ed eccellenti cuochi del Garda, lo chef Carlo Bresciani dell’Antica Cascina San Zago di Salò, che ogni anno propone con maestri nuovi piatti in abbinamento al Chiaretto.

Evviva i fratelli Tincani (La Basia, Puegnago) che hanno scelto anche quest’anno La Lepre di Desenzano di Walter Wiganò che si sbizzarrisce in piatti sopra le righe e abbinamenti tutt’altro che banali, perché Profumi di Mosto deve essere un’esperienza enogastronomica indimenticabile.

Evviva le Laura Gettuli (Cobue, Pozzolengo) che con il supporto di un norcino locale hanno preparato quest’anno dell’ottimo lardo, perché anche la semplicità esalta il bicchiere e corrobora lo spirito.

Solo per citarne alcuni. Che noia vedere cantine che da anni propongono la stessa zuppa riscaldata, che ormai è fredda per passione scemata (la nostra). Come per il pestöm con polenta, però evviva lo spiedo (quest’anno proposto da Stefano Pietta dell’omonima azienda di Muscoline). Evviva l’inventiva, la variante, la sorpresa a solleticare la curiosità e la gola del sempre numeroso pubblico.

Profumi di Mosto deve essere un’esperienza enogastronomica indimenticabile, grazie ai vini, agli abbinamenti invitanti e ai racconti dei produttori, non deve limitarsi a una sbronza collettiva con chi chiede semplicemente da bere senza sapere che il tavolo del vignaiolo non è un bancone del bar. Senza comunque dimenticare che in realtà nessuno dice mai “no” a una fetta di buon salame.

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