Italia in Rosa è un successo a conferma che il mondo vuole i rosé, eppure in molti ancora li snobbano: ecco i nostri consigli da stappare dalla X edizione.

domenica 18th, giugno 2017 / 16:28 Written by
Italia in Rosa è un successo a conferma che il mondo vuole i rosé, eppure in molti ancora li snobbano: ecco i nostri consigli da stappare dalla X edizione.

Il rosa non è più il figlio minore dei due colori dominanti del panorama enologico nazionale? Il mondo cerca i rosati italiani e i Chiaretti della Riviera del Garda sono forse tra i più eleganti del Belpaese, ma in patria restano una nicchia. Troppo spesso vittima del non essere né un bianco né un rosso, i vini rosati da qualche anno ha provato a salire sulla ribalta italiana del vini che più piacciono e infatti hanno un peso non irrisorio sulle politiche di un territorio produttivo e turistico qual è quello del lago di Garda,  in particolare della Valtènesi.

Chiamatelo pink drink se volete essere uno poco ricercati e pure American-friendly, definitelo rosato se volete essere generici, provate con rosé per un tono francese che non guasta mai oppure andate sul sicuro e usate il termine Chiaretto, il termine che definisce il tipico prodotto della Riviera del Garda, in particolare della Valtènesi e che oggi vuol dire vino di altissima qualità, finezza ed eleganza.

Nel perdere colore in bottiglia e acquisendo grande eleganza, il Valtènesi Chiaretto ha alzato al testa per prendere la direzione dei successi dei cugini d’Oltralpe. Dal petalo di rosa (per esempio La Basia di Puegnago) al rosa tenue (per esempio Le Chiusure di San Felice), con freschezza, sapidità e acidità contornate da intensi profumi floreali, ha conquistato nuovi spazi tra affermazione e nuova moda. L’eleganza e l’equilibrio non sono comunque poca cosa e si è conquistato uno spazio non indifferente nel cuore di molti turisti perché sul Garda è il Chiaretto è una questione di territorio e storia: qua – esattamente a Moniga – la sua produzione fu codificata nel 1896 dal Senatore Pompeo Molmenti.

Tra il 2002 e il 2014 il consumo mondiale dei rosati ha superato la soglia del 10%, con performance straordinarie in Francia (+43%), stabile invece in Italia e sul Garda il tanto amato Chiaretto spesso talvolta fatica per colpa di chi dovrebbe salire sul carro vincente per aiutarlo verso il traguardo comune del successo. Il mercato è in crescita, spesso è comunque poco presente (ovvero assente) nelle carte dei ristoranti locali, talvolta introvabile ai tavolini dei bar. Questione culturale, c’è chi lo propone sbicchierato ai clienti del ristorante, c’è chi invece lo ignora per proporre le solite etichette onnipresenti.

Per avvicinare il grande pubblico a questo grande eccelso sconosciuto l’appuntamento ideale è da 10 anni Italia in Rosa, che tra venerdì 2 e domenica 4 giugno ha invaso Moniga del Garda. Una delle più esaustive vetrine per conoscere le varie sfumature spesso ancora sconosciute del grande e variegato mondo dei rosati, che quest’anno ha contato oltre 8000 persone, delle quali più di 4000 hanno acquistato il tagliando con sacca e calice per degustare gli oltre 200 vini presentati quest’anno in manifestazione da più di 140 cantine provenienti da tutta Italia. Un successo senza precedenti nel parco del castello trecentesco. “E’ un risultato che va davvero al di là di ogni aspettativa – afferma il presidente di Italia in Rosa Luigi Alberti- . Lo straordinario trend di crescita che ha accompagnato la manifestazione fin dal primo anno ha ormai raggiunto livelli che impongono una riflessione per il futuro”.

La prima speranza per il futuro – dico io – è che tutti i locali della riviera gardesana propongano il Chiaretto. I numeri di questa edizione sono impressionanti, un pubblico enorme, talvolta non interessato a farsi guidare dal produttore verso la conoscenza del suo vino e a qualche vignaiolo non ha fatto piacere fare da servizio bar, pardon… il solo versare vino; questo vuol dire due cosa: una è che la manifestazione non richiama sono appassionati ed enoturisti pronti a farsi raccontare i dalla vigna alla bottiglia cosa stanno degustando e che quindi il Chiaretto e più in generale i rosati sono un vino che sta salendo sulla ribalta; la seconda è che una manifestazione che attira così tanti amanti del Chiaretto fa bene a questa fetta di mercato in generale, perché chi viene a Italia in Rosa solo per bersi qualche Chiaretto lo vorrà semplicemente bere anche in altre occasioni.

E ora qualche consiglio da stappare, tra certezze e novità. Tra gli oltre 200 vini presenti da 140 cantine abbiamo fatti assaggi su assaggi ed ecco a seguire 6 consigli in ordine casuale da annotarsi con il cavatappi a portata di mano.

Ovviamente il vincitore del Trofeo Pompeo Molmenti, il Valtènesi Chiaretto Doc 2016 La Moglie Ubriaca di La Basia di Puegnago, di cui abbiamo più volte scritto: un mix tra sapidità, eleganza e grandi profumi per un vino intenso eppure delicato e soprattutto equilibratissimo. Un vino di cui abbiamo già scritto e che abbiamo anche già apprezzato in diverse annate, a conferma che il Chiaretto non è – come qualcuno sostiene – oggi un vino da bere per forza entro la fine dell’estate; infatti a Italia in Rosa Maurizio Pasini di Antica Corte ai Ronchi di Bedizzole si è presentato con due Valtènesi Doc Chiaretto Morena: un 2016 e un 2015.

Troppo spesso relegato solo tra i low-cost degli scaffali della grande distribuzione, il Lambrusco è ben altro. Pur mantenendo un straordinario rapporto tra qualità e prezzo, il Lambrusco dell’Emilia Rosato Il Castello di Cantina di Santa Croce, cooperativa dell’omonima frazione di Carpi, ci è piaciuto assai: 60% Lambrusco Salamino e 40% Lambrusco di Sorbara, ha profumo fine con caratteristici sentori di viola, un vino elegante e fresco.

Il Franciacorta DOCG La Capinera Cuvée Rosè Brut di “La Boscaiola” Vigneti Cenci di Cologne (BS), Pinot Nero in purezza, è un metodo classico rosa pallido con riflessi ramati, profumo intenso di frutti rossi, piccoli frutti rossi, un perlage persistente e buona acidità. Eleganza da vendere.

Da una terra nota per i rossi, il metodo classico Franconia Rosè 2011 di Cavàga a Foresto Sparso in Valcalepio (BG), complesso, ricco ed estremamente elegante da uve Franconia.

Per chiudere un rosato da godersi bel fresco, il Maremma Toscana IGT Rosato Corollo di Ceccherini di Massa Marittima (GR) da uve Ciliegiolo e Syrah combina freschezza con una buona complessità aromatica, tratti distintivi rispettivamente dei due vitigni. Il colore è intrigante, il profumo è floreale e delicatamente fruttato, il sorso è intvitante. Un vino fresco, di pronta beva, da consumare tutto per festeggiare l’estate.

 

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