Rosanora di Cascina Maddalena, Bardolino di Poggio delle Grazie e Amarone Checo di Damoli: che combinazioni con la carne.

lunedì 01st, maggio 2017 / 22:46 Written by
Rosanora di Cascina Maddalena, Bardolino di Poggio delle Grazie e Amarone Checo di Damoli: che combinazioni con la carne.

Giocare con gli abbinamenti tra cibo e vino è uno dei piaceri della tavola e qualche sera fa l’abbiamo fatto a Sirmione da Cascina Maddalena, azienda di cui abbiamo scritto più volte, dove la sommelier Corinna Gianesini con capacità tecnica ed eloquenza ha condotto la serata tra il rosato di marzemino Rosanora 2016 dei padroni di casa, il Bardolino 2015 di Poggio della Grazie di Castelnuovo del Garda (VR) e l’Amarone Checo 2009 di Damoli sulla collina di Jago a Negrar (VR).

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Sulla tavola sono arrivati pancetta arrotolata, salame, un punta di senape, gallina bollita con sedano e maionese, tartare di cavallo e stracotto d’asino con polenta.

Le tre aziende, oltre ad essere tutte aderenti alla FIVI – Federaziona Italiana Vignaioli Indipendenti, condividono la voglia di sperimentare in vigna e in cantina. Cascina Maddalena, nota anche per un Lugana di altissima qualità, nelle stesse argillose terre coltiva anche il Marzemino, da cui si hanno vini intensi e da cui la famiglia Zordan ottiene un delicato e piacevole rosato. Il Rosanora, dedicato alla figlia di Elena Zordan e la cui etichetta è stata da lei disegnata, dopo un breve contatto del mosto sulle bucce è rosa petalo, che al naso passa dai sentori floreali, rosa su tutto, a una gradevolissima fragolina con note dolci, che in bocca lasciano invece spazio un vino dritto, un rosato fresco di media struttura e con un finale di sapidità, dovuto alle terre argillosa della Lugana.

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Avevemo conosciuto Poggio delle Grazie a Hostaria Verona nel 2015, poi li abbiamo volentieri rivisti lo scorso anno al debutto di Castello di Bianco. Un’azienda giovane dal punto di vista del marchio, la prima vendemmia è stata quella del 2014: prima i fratelli Massimo e Stefano Brutti vendevano le uve dei propri vigneti. Ogni anno sperimentano e tra le bottiglie da segnalare sicuramente i sur lie, rosato e bianco da uva Cortese. Il Bardolino è rubino chiaro con riflessi violacei, il naso raccoglie frutta rossa, frutti di bosco, con una spolverata di spezie, in bocca è persistente, elegante con un elegante tannino, dandogli qualche tempo in più al naso c’è pure un sentore di liquirizia.

Il terzo vino è il meraviglioso Amarone Checo la famiglia Damoli produce nella sua piccola azienda sulla collina di Jago, dove per scelte pratiche e qualitative hanno abbandonato il guyot per tornare alle vigne a pergola. Corvina, Corvinone e Rondinella raccolte sovrammature a metà ottobre, appassimento per quattro mesi, pigiatura a febbraio, fermentazione in vasche d’acciaio per un mesetto, poi affinamento per 4 o 5 anni in botti di rovere usate e altro affinamento in bottiglia. Il risultato è un vino intenso e profondo, già alla vista lo si capisce. Rosso granato, denso, al naso è intenso, elegante, con sentori di confettura e ciliegie sotto spirito, al palato è caldo, secco, morbido, elegante, persistente. Un vino complesso che regala anche note di spezie e caffè.

Ecco il momento della tavola. La pancetta è perfetta con il Rosanaora la cui marcata acidità pulisce bene la bocca, ma che invece stona con il salame che trova il suo partner ideale nel Bardolino mentre l’Amarone è ovviamente sovrastante su entrambi. La gallina stona completamente con il rosato: cozzano la sua acidità e quella del sedano, ottimo l’abbinamento con il Bardolino. La tartare, comunque molto magra, oscilla bene tra i primi due, ma la punta di senape negli ultimi due apre a frontiere nuove. Lo stracotto può essere ben affiancato al Bardolino, ma la sua ricchezza di sapori e comunque ristrettezza di grassi lo rendono ideale abbinamento al ricco Amarone Damoli.

Una bella serata di piacere e conoscenza per appassionati, curiosi e golosi.

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