Ad Autochtona 2016 un assaggio della biodiversità vitivinicola italiana con oltre 100 produttori

domenica 23rd, ottobre 2016 / 06:14 Written by
Ad Autochtona 2016 un assaggio della biodiversità vitivinicola italiana con oltre 100 produttori

Autoctono è bello ed è spesso sinonimo di piccolo e talvolta pure di successo. Lunedì 24 e martedì 25 ottobre a Bolzano si svolge la 13esima edizione di Autochona, il Forum nazionale dei vini autoctoni, che ha negli anni ha svolto quasi una sorta di “censimento informale” della biodiversità vitivinicola del nostro paese, ospitando oltre un migliaio di vini unici portati dai loro produttori tenaci, uomini che hanno scelto la strada più difficile con produzioni per lo più di piccole dimensioni.

Quante sono le varietà di uve autoctone italiane? L’Italia è prima la mondo per biodiversità (in vigna) e secondo il registro nazionale sarebbero circa 500 le varietà coltivate, salgono a più di mille se si contano anche gli innumerevoli cloni diffusi per ciascuna di esse. La caduta nell’oblio di molti di questi esemplari unici è stata causata spesso, paradossalmente, dalla loro qualità principale: il vitigno autoctono è territoriale per eccellenza, difficilmente si adatta fuori dai propri confini e ciò spesso ne limita la diffusione a differenza delle più note uve “internazionali”.

Nei padiglioni di Fiera Bolzano sono attesi oltre 100 produttori vinicoli provenienti da 16 differenti regioni d’Italia. Saranno tante infatti le varietà sconosciute al pubblico, come il Semidano, proveniente dalla Sardegna e quasi completamente sterminato dal flagello della fillossera a inizio ‘900; oppure l’Invernenga, antica varietà bresciana a bacca bianca il cui nome deriverebbe dall’uso di conservare “d’inverno” gli acini d’uva; o ancora rarissimi vini provenienti delle alpi orientali con nomi dialettali ed esotici come Sciaglin, Ucelùt, Cjanòrie o Forgiarin. Presenzieranno ad Autochtona anche due uve dell’Emilia-Romagna di recente riscoperta, il Centesimino e l’Uva del Tundé, varietà a bacca rossa del ravennate che è stata riportata in auge grazie al progetto ‘Vitigni Minori’ coordinato dall’Università di Bologna, indagine che pochi anni fa permise di identificare ben dieci biotipi che erano andati persi.

Uva autoctona non è sinonimo di vini di nicchia a consumo ristretto. Ci sono viticoltori e Consorzi che sono riusciti a salvaguardare la produzione e soprattutto a raggiungere il successo commerciale sperato traghettando le proprie etichette ben oltre il consumo locale; caso emblematico è quello del piemontse Timorasso: sui Colli Tortonesi l’impegno profuso da produttori illuminati nel dare un vino irriproducibile ha avuto un effetto dirompente. Un successo che va oltre la ricerca dell’eno-appassionato.

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foto golose