Degustazione alla cieca di Lugana: Castrini migliore espressione del territorio, ma cadono mostri sacri

giovedì 13th, ottobre 2016 / 10:59 Written by
Degustazione alla cieca di Lugana: Castrini migliore espressione del territorio, ma cadono mostri sacri

Chi l’avrebbe mai detto, vedere nostri mosti sacri cadere in una diffusa non celata delusione. Una degustazione alla cieca regala sempre sorprese e abbatte pregiudizi, non è stata da meno quella di Lugana organizzata da Cantina Catullo di Sirmione con 6 etichette tra le terre di casa e Pozzolengo. Unanime la soddisfazione per il vino di Castrini di Pozzolengo, che ha debuttato con le sue prime bottiglie quest’anno partecipando subito a Vinitaly.

La cieca è andata in scena tra due operatori del settare, un sommelier, un produttore di uva Turbiana e il sottoscritto scrivente: prova di una piccola serie di degustazioni alla cieca, che martedì 18/10 vedrà in tavola il Groppello e 25/10 il Ripasso.

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Le due aziende che seguono erano cantine che qualcuno di noi non assaggiava da qualche tempo, ma che tutti avevamo sempre indicate come capisaldi dell’espressione del territorio. Abbiamo cambiato nettamente parere. Grande delusione per la bottiglia numero 3: il giallo paglierino, il naso spiazza subito con una nota caramellosa, è intenso ma piatto, non si evolve, si esprime solo su note dolci, che con il tempo lasciano spazio al peperone; in bocca è dolce e piatto, il livello zuccherino è alto, ma buona l’acidità. Sicuramente un vino che incontra il gusto tedesco, ma che non rispecchia il territorio del Lugana. Sulla stessa linea la bottiglia numero 2: giallo paglierino poco più intenso e un naso consistente tra miele, frutta gialla, legno bagnato e una punta di balsamico: pieno, ma poco territoriale. A lungo resta il miele ed emerge il pompelmo. La bocca ha una scarsa acidità, è poco persistente e un residuo zuccherino marcato.

Gradevole la numero 1, che si presenta con colore più scarico, un naso tra erbe aromatiche e fiori bianchi e una bocca che, seppur segnata da una buona acidità, è poca sapida, poco minerale e con un residuo zuccherino abbastanza alto. Un gradino sopra la numero 5: riflessi verdognoli dorati, il naso è denso tra vegetale e alga; in bocca è forse meno equilibrato, con una leggera mineralità, la caratteristica nota di mandorla amara e un residuo zuccherino non pesante.

Molto gradevole il campione numero 4. Giallo paglierino con venature orate (vendemmiato più tardi?). Al naso si divide tra erbe aromatiche e mandorla; è lungo, intenso, erbaceo, con fiori bianchi che nel tempo lasciano spazio alla frutta. In bocca ha un’acidità che fa salivare e si sente tutta, la mineralità è alta e c’è il caratteristico retrogusto di mandorla. Qua il residuo zuccherino non è percebile. Un gran bel Lugana e probabilmente l’etichetta ci avrebbe influenzato.

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La numero 6 è il Lugana di Castrini ed è una vera eccellenza. Il giallo paglierino è segnato da riflessi verdognoli e dorati. Al naso si sente netta la mandorla verde, il profumo è caratteristico, ma meno complesso di altri al momento iniziale, poi emergono limone ed erbe. In bocca l’acidità è tosta, la mineralita marcata e il retrogusto è quello amaro da mandorla. Molto secco, citrino. Un vino armonico che all’unanimità abbiamo indicato – per la nostra serata – come migliore e tipica espressione del territorio, un plauso a Massimo Castrini noto finora soprattuto per l’allevamento di bovini.

PS Perché abbiamo deciso di non pubblicare i nomi delle altre cantine? Per scelta raccontiamo solo quello che ci piace. Preferiamo infatti non scrivere di quello che non ci piace nel rispetto del lavoro altrui; allo stesso modo abbiamo evitato la classifica, indicando anche solo quelli piaciuti.

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