Il paradosso del vino bianco, Lugana compreso, che (quasi) tutti vogliono giovane

martedì 05th, luglio 2016 / 16:00 Written by
Il paradosso del vino bianco, Lugana compreso, che (quasi) tutti vogliono giovane

Lo preferite giovane o invecchiato? Ovvero perché non preferire un vino migliore, più complesso e completo? La questione è intrigante, la risposta è tutt’altro che banale. Una marcata comunicazione massmediatica per anni e anni ha favorito la convinzione che il vino bianco sia da consumarsi giovane e fresco (ça va sans dire da frigo) e che per essere buono debba essere fruttato e semplice. Nessuno nega che un vino possa essere godibile e apprezzabile anche a pochi mesi dalla vendemmia, purtroppo è frequente il pregiudizio che quello dell’annata precedente sia vecchio, un avanzo di cantina, e infatti il mercato è focalizzato per la maggiore sul prodotto nuovo dell’ultima campagna.

Emblematico è il caso del Lugana: 15 milioni di bottiglie e – almeno – il 95% della versione base, venduta in pochi mesi: il restante 5% è diviso tra Superiore, Riserva, Vendemmia Tardiva e spumante. Il Lugana giovane vince per freschezza, un prodotto interessante e facile. Dopo qualche anno si possono però apprezzare vini di una complessità impensabile prima dell’assaggio, prodotti multidimensionali che pure rappresentando una percentuale minima dimostrano la predisposizione all’invecchiamento di questo vino, da cui emergono sentori balsamici e la tanto attesa mineralità, pur mantenendo una piacevole freschezza che ne favorisce la beva. Per la denominazione è quasi una paradosso, perché tutti ne riconoscono valori e qualità nell’affinamento.

Un piacevole esperimento è stato proposto da Le Morette, l’azienda agricola dei fratelli Paolo e Fabio Zenato di Peschiera (nota anche per la produzione di barbatelle), che ha organizzato una degustazione comparata facendo sedere attorno a un tavolo 18 esperti per 12 vini provenienti da 6 zone, per parlare dell’influsso del territorio sulla longevità. La serata dal titolo Le Morette 6.12.18 ha visto a confronto Lugana, Fiano di Avellino, Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi, Pinot Bianco dell’Alto Adige, Gruner Veltliner austriaco e il francese longevo per antonomasia, lo Chablis. Tutti proposti nell’ultima annata sul mercato e in un’annata precedente. Dalla tavola rotonda sono stati volutamente esclusi vitigni aromatici come Gewurztraminer, Riesling, Sauvignon.
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Prima Batteria
Fiano di Avellino DOCG 2014 Ciro Picariello
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. DOC Villa Bianchi 2015 Umani Ronchi
Lugana DOC Mandolara 2015 Le Morette
Alto Adige Pinot Bianco DOC 2015 Cantina Terlan
Kremstal Grüner Veltliner Point 2015 Mayr
Chablis 2014 Daniel Dampt & Fils

Seconda Batteria
Fiano di Avellino DOCG 906 2012 Ciro Picariello
Verdicchio dei Castelli di Jesi Cl. Sup. DOC Casal di Serra V.V. 2010 Umani Ronchi
Lugana DOC Benedictus 2010 Le Morette
Alto Adige Terlano Pinot Bianco DOC Vorberg Riserva 2010 Cantina Terlan
Kamptal Grüner Veltliner Lamm Reserve 2010 Hirsh
Chablis Premier Cru Fourchaume 2013 Daniel Dampt & Fils
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Nei vini giovani, ecumenici (la definizione emersa nella serata), le differenze sono poco marcate e domina l’immediatezza del frutto, è il tempo ad accentuare le peculiarità di vitigno e terroir. Il Fiano (10-12 euro +Iva), da una piccola cantina che esce volutamente un anno dopo la vendemmia, è un vino di corpo, opulento, fuori schema, un prodotto che si smarca dal territorio. In bocca è degno di nota per morbidezza, dolcezza e freschezza. Il 2012 è un vino elegante, delicato, equilibrato, con un buon corpo, ma comunque meno ricco. Un vino di grande eleganza. Il Verdicchio (5-5,50+Iva) al naso offre erbe aromatiche e fiori bianchi, ma – sbilanciato – in bocca ha poca persistenza. Pure il 2010 offre al naso fiori e menta, ma si conferma il divario tra naso e bocca, deludendo le iniziali aspettative del primo approccio. Con lo Chablis (13+Iva), da azienda con meno di 30 ettari, spiccano grandi fiori bianchi, sapidità, naso dolce; elegante e alquanto piacevole.

IL Lugana (6.50+Iva) ha dimostrato di essere particolarmente fragrante e piacevole tra i vini d’annata e al tempo stesso quello di maggior freschezza a quasi sei anni dalla vendemmia, con un potenziale di evoluzione ancora tutto da esprimere. L’ultima vendemmia si apre subito con grandi promesse per il futuro e nella versione del 2010 è tutto confermato tra pietra focaia, una bocca lunga, piena, ricca e un residuo zuccherino che, a dispetto di quanto realmente sarebbe, non si percepisce. Terlano (12+Iva) è un vino imponente in entrambe le annate, di grande freschezza, sostenuta da mineralità e acidità; il Gruner Veltliner (10+Iva) è più rotondo, dove l’attacco zuccherino e bilanciato da una buona acidità.

Il Lugana con gli ultimi due condivide l’essere più abboccato, un fattore premiante oggi sul mercato e che sta rendendo questo vino gardesano a tutti gli effetti un vino mitteleuropeo; il 40% del suo mercato è infatti tedesco (in Italia ne resta il 25%), un mercato in costante crescita: nel 2015 altri 150 ettari entrati in produzione e nessuno se ne è accorto, le cantine comunque esauriscono sempre il prodotto.

“Si tratta solo in apparenza di un paradosso – commenta Fabio Zenato, titolare con il fratello Paolo dell’Azienda Agricola Le Morette – perché qui sta proprio il valore del Lugana e una delle ragioni del suo successo: fragranza di profumi floreali e fruttati, tanta freschezza e beva facile in annata; dopo qualche anno rivela sentori evoluti di erbe aromatiche e balsamiche, croccantezza floreale e frutta candita, per esprimere in bocca la sua decisa mineralità. Il nostro Riserva deriva da scelte compiute in cantina in base al vero potenziale di evoluzione dei vini prodotti nell’annata. Dopo una lunga sosta sui lieviti, che conferisce spessore e identità al vino, facciamo seguire la permanenza in bottiglia di almeno un anno. Oggi stiamo proponendo la vendemmia 2012, convinti che possa esprimere il massimo del proprio potenziale tra parecchi anni”.

L’esito personale della degustazione? L’esatto opposto del mercato.

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foto golose