Pantelleria, profumi di capperi e Zibibbo tra roccia nera come la pece e mare blu cobalto

sabato 25th, giugno 2016 / 16:55 Written by
Pantelleria, profumi di capperi e Zibibbo tra roccia nera come la pece e mare blu cobalto

Una poesia di lava e vento, tra i cui versi confluiscono l’arida roccia e le uve di Zibibbo in un ultimo lembo di terra d’Italia rivolto all’Africa. Pantelleria è aspra e rigogliosa, il nero della lava è interrotto da distese verdi di vigneti, spesso a strapiombo sul Mediterraneo, mare blu cobalto puntinato dai colori caldi di buganville e ginestre.

Ha saputo conservare integre le sue bellezze naturali e le sue particolarità, il suo carattere. Le notti di Pantelleria sono fatte per ascoltare il silenzio e guardare il cielo stellato. Le sue spiagge non sono distese di sabbia, l’accesso al mare è spesso da conquistare con camminate o lunghe e ardite discese tra la roccia lavica, per ritrovarsi dispersi, soli e contenti di esserlo.

Per capire l’isola, 70 km dalla Tunisia e un centinaio dalla Sicilia, bisogna partire dalle sue origini e quindi dall’entroterra, inaspettatamente verde e naturalmente in contrasto con la roccia colore della pece. Pantelleria nacque quando ere geologiche fa emerse dal mare una bocca di fuoco e rivoli di roccia incandescenti plasmarono un paesaggio di volta in volta rimodellato con l’aprirsi di nuovi crateri.

Salendo di quota fino alla Montagna Grande, il cratere vulcanico spento che con i suoi 836 metri è la cima più alta dell’isola, si incontrano paesaggi lunari, soffioni e sorgenti di acque termali (presenti anche al livello del mare), mentre tra i muretti a secco e le spaccature della roccia crescono i capperi selvatici, tra gli ingredienti principali della cucina pantesca.


Tra macchia mediterranea, viti e fichi d’india si può passeggiare lungo i tanti sentieri o guidare lungo stradine più o meno tortuose per raggiungere la Grotta di Benikulà, una delle saune naturali apprezzate fin dall’antichità, su un altro versante sono diffuse le Favare, sbuffi di acqua bollente che i contadini recuperavano per abbeverare gli animali; tra le terre che diradano verso nord c’è l’incantevole Specchio di Venere, un ampio lago dalle sfumature rosa con sorgenti termali e fanghi naturali, meta di fenicotteri durante le migrazioni.

Il mare è stupendo, esaltante per gli amanti dello snorkeling o delle immersioni, ma Pantelleria è totalmente priva di spiagge e gli accessi da riva più facili sono a Cala levante con la cosiddetta Mole dell’Elefante, gigantesca scultura naturale, e al lido di Suvaki. Più impegnativo arrivare a Cala Cinque Denti, Laghetto delle Ondine o Balata dei turchi, mentre Punta lo Marsi merita tutta la fatica del percorso. Molti tratti sono visibili e raggiungibili solo in barca e in molti offrono tour tra le coste frastagliate intervallate da deliziose calette e da qualche spiaggia da raggiungere a nuoto.


Tra il capoluogo Pantelleria e i borghi di Scauri, Siba, Khamma e Tracino si contano 7.700 panteschi e diffuso è il dammuso, singolare abitazione cubica in pietra a ricordare che l’Africa è vicina. All’interno di molti sono stati realizzati appartamenti per i turisti, alcuni in contesti di rilassante e romantico lusso come il Resort Al-Qubba e i Jardina.

La cucina locale è legata al pescato e ai sapori di questa piccola terra, ça va sans dire a partire dal notorio cappero. Una tappa culinaria è d’obbligo all’Acquamarina nel capoluogo, per una cena a base di pescato in riva al mare ci sono il Lido Shurhuq a Suvaki o La Vela al porto di Scauri, per una cucina più ricercata si può optare per Al Tramonto in località Penna o per Il Principe e il Pirata a Punta Karace.

Ogni angolo di Bent el Riah (figlia del vento), come la chiamavano i mercanti arabi, è una sorpresa, ma assolutamente imperdibile è la visita a una delle varie cantine tra le viti di Zibibbo, simbolo di fatica e pazienza, di una viticultura spesso eroica fatta di terrazzamenti per strappare terra alla roccia, senza dimenticare che il tipico vigneto ad alberello è nella Lista dei beni immateriali dell’Umanità da parte dell’Unesco. Il passito di Pantelleria è una prelibatezza e le varie aziende aprono sempre volentieri le porte a curiosi ed appassionati.

L’articolo è stato pubblicato su Bresciaoggi del 24-06-16

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