Italia in Rosa fa l’en plein: il successo della IX edizione è in controtendenza con il mercato italiano e nasce l’idea degli Stati generali del rosé

venerdì 17th, giugno 2016 / 16:09 Written by
Italia in Rosa fa l’en plein: il successo della IX edizione è in controtendenza con il mercato italiano e nasce l’idea degli Stati generali del rosé

Il futuro sarà rosa? Sul Garda potrebbe esserlo. A dirlo sono il successo di pubblico di Italia in Rosa e la crescita mondiale di produzione e consumo di vini rosati, a poterlo negare è il resto d’Italia dove il consumo è, con sorpresa, in calo. Abbattuto (in parte) il pregiudizio che sia un vino da bere entro l’estate, a Moniga si è avuta la conferma dell’accresciuto interesse per Chiaretto e altri rosé d’Italia.

La nona edizione svoltasi dal 10 al 12 nella patria adottiva di Pompeo Molementi, che codificò per primo il metodo di produzione del Chiaretto, ha superato innanzitutto i numeri già siglati lo scorso anno. Gli organizzatori stimano 6500 persone, di cui 3500 hanno acquistato il tagliando con sacca e calice: un pubblico di appassionati reali, attenti a tutte le sfumature di quel variegato mondo dei vini rosé che ancora una volta ha trovato nella rassegna gardesana una delle sue vetrine più esaustive e prestigiose, quest’anno con oltre 170 vini di 131 cantine ospitati nel parco del castello, un’ambientazione che all’imbrunire con il lago sullo sfondo ben si sposa con il carattere romantico intrinseco nei vini di una notte.

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“Italia in Rosa – commenta Luigi Alberti, presidente della rassegna – è cresciuta di livello quantitativo e divenuta una manifestazione sempre più qualificata”. I primi a essere contenti sono i produttori della rivera bresciana, presenti in blocco: da segnalare l’aumento di interessanti bollicine in rosa (oltre a quelle più note di Costaripa e Pasini San Giovanni, tanto per citarne alcune, c’erano quelle di Pietta, Il Roccolo, Zatti, Antica Corte ai Ronchi). L’ampliamento degli spazi espositivi accontenta espositori e pubblico, con una sola nota negativa da registrare, seppur forse inevitabile: una presenza alquanto “disinteressata” a certi orari.

Oltre alle altre zone italiane particolarmente vocate al rosa come il Garda, l’Abruzzo e il Salento, come da tradizione a Moniga c’era una piccola presenza francese, con 5 vini con colori molto scarichi, profumi di erbe aromatiche e tanta freschezza. Vini di grande finezza dalla Provenza, una zona di produzione dove il 90% della produzione è rosé e cui indirettamente guarda il Garda che da qualche anno produce Chiaretti molto più scarichi nel colore, eleganti e fini, strizzando talvolta l’occhio ai cugini francesi. Con questo non si fraintenda che quelli più carichi di colore e con un naso meno floreale e più fruttato debbano essere meno bilanciati, morbidi e freschi. Tra l’altro, l’annata 2015 è da incorniciare per il livello qualitativo medio alquanto elevato.
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Italia in Rosa è stata un successo, fin qua non c’è dubbio, ma sul Garda il rosato è lontano da essere protagonista assoluto come in Provenza. “Qua il Chiaretto si produce da oltre 100 anni – dice il presidente del Consorzio Valtènesi Alessandro Luzzago – ma il settore ha vissuto fasi alterne in cui questo vino ha smarrito la sua centralità”. Di futuro dei rosati si è parlato in un convegno dedicato, “Il futuro del rosé: numeri e dimensioni di un mercato in forte espansione”, dove il Consorzio Valtènesi, con in testa Luzzago ed il direttore Carlo Alberto Panont, ha lanciato un appello “a fare rete con la Puglia, Veneto, Abruzzo e altri principali regioni produttive italiane per costruire un’alleanza che consenta di arrivare ad avere anche in Italia un osservatorio di riferimento”. Un invito raccolto da Lucia Nettis, direttrice di Puglia in Rosé (realtà che associa 52 cantine), secondo la quale “gli Stati generali dei vini rosati sarebbero un’idea eccellente per contarci, capire chi siamo, ed andare uniti sul mercato per essere vincenti”.

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