Cronache, riflessioni e degustazioni dal Live Wine 2016 (2/2)

sabato 19th, marzo 2016 / 09:51 Written by
Cronache, riflessioni e degustazioni dal Live Wine 2016 (2/2)

Dopo le riflessioni, ecco le degustazioni.

TerraQuilia è un’azienda biologica sull’Appennino modenese a circa 500 metri s.l.m. È particolarmente nota agli amanti del buon bere per i suoi vini frizzanti a Metodo Ancestrale – conosciuto anche come “Metodo Familiare” – sboccati à la volèe. Bassissimo contenuto di solfiti, dicono, e i vini frizzanti “zero”, ossia zero dosaggio, lieviti, zuccheri e filtraggi.
 Dei vari vini assaggiati (tutti interessanti) ci hanno colpito particolarmente questi due:

Il primo, il Sanrosè Rosato dell’Emilia I.G.P secco è un Sangiovese in purezza rosato con permanenza sui lieviti di almeno sei mesi. Di colore rosè scarico con riflessi aranciati, al naso ha belle e fresche note di piccoli frutti rossi, accenni agrumati di pompelmo, tocchi di fiori di pesco e frutta molto fresca. In bocca spicca la corroborante acidità rendendolo pericolosamente un vino dalla beva trascinante.

Il secondo è un Lambrusco dell’Emilia I.G.P. Secco, il Falconero “zero” 2014. Ottenuto da Lambrusco Grasparossa con piccolo taglio di Malbo Gentile. Bello ed incoraggiante il colore violaceo intenso con spuma rosata fine e composta. Profumi intensi di mora selvatica, frutti di bosco maturi e prugna. Al palato è pieno, secco, con lieve tannicità equilibrata che pulisce bene la bocca. Vino particolarmente gastronomico, da abbinamenti saporiti. Ci viene in mente subito la tipica cucina del territorio dal quale proviene.

Il Pendio è un’altra realta degna del massimo interesse. Sita a Monticelli Brusati, è l’azienda più alta dell’intera D.O.C.G. Franciacorta (450 metri s.l.m.). Michele Loda spiega che si tratta di viticoltura pedemontana, con suoli ricchi di roccia bianca, peculiarità che aiuta anche nella scelta di produrre vini fermi.
 Grandi assenti, purtroppo, lo Chardonnay Etichetta Nera, il Contestatore Pas Dosé ed altri prodotti come il Cabernet Franc “La Beccaccia”.
 Dei vini presenti segnaliamo Il Franciacorta D.O.C.G. Brusato Pas Dosé, Chardonnay minimo 80% con percentuale di Pinot Bianco 20%. Circa 48 mesi sur lattes.
 Paglierino carico, perlage molto fine e continuo. Naso “croccante” e complesso, oltre alle note di lieviti tipiche della lavorazione a Metodo Classico, sono presenti anche sfumature sulfuree intriganti ed originali. Sentiamo anche il legno di cedro, degli accenni lievemente tostati e frutta gialla matura. In bocca è fine, elegante, progressivo, dal sorso misurato con nuances minerali.

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Sempre rimandendo nel bresciano ci sembra doveroso menzionare Enrico Togni, proprietario dell’azienda Togni Rebaioli di Erbanno, frazione di Darfo Boario Terme. Enrico è un ragazzo di montagna volenteroso ed autentico. Crede molto nella vitivinicoltura camuna, per la quale si batte da anni.
 I vini da degustare sono una manciata, tra i quali il rosato da Nebbiolo Martina: bel prodotto ricco di sapidità e territorialità.
 Ci ha colpito positivamente il “1703” vendemmia 2013, Nebbiolo di montagna definito e vibrante. Colore granato di bella intensità, profumi floreali di viola e genziana, leggeri tocchi speziati su fondo di frutta rossa. Sapido e tagliente al palato, tannini ed acidità incalzanti. Buono e soddisfacente già adesso ma curioso ed intrigante da “dimenticare” in cantina. Siamo sicuri che sul lungo periodo darà notevoli soddisfazioni.

Davide Bentivegna di Etnella è uno dei maggiori protagonisti della rinascita enologica della zona etnea. Siamo nel catanese, precisamente a San Gregorio di Catania. Versante nord orientale del Vulcano. Suoli – inutile dirlo – vulcanici, cinque ettari vitati a circa 700 metri s.l.m. (ed anche più!) , viticoltura assolutamente naturale e rispettosa del territorio. Progressione qualitativa negli anni notevole e tanta passione. Sincera e contagiosa.
 Mancano all’assaggio i due ottimi bianchi: il Kaos bianco ed il Kaos 5.0.
 Non ci scoraggiamo ed iniziamo la degustazione con il disponibilissimo Davide.

Iniziamo parlando dell’Anatema 2014 I.G.T. Terre Siciliane. Anatema contro le barriques, ci viene da pensare, essendo questo vino affinato per quattordici mesi in botti grandi di castagno. Uvaggio di Nerello Mascalese (85 %) ed il restante di Nerello Cappuccio.
 Di colore rubino di bella intensità, unghia che tira leggermente al granata. Naso piacevolissimo di susina, lampone, visciola, accenni di macchia mediterranea, floreale secco. In bocca è pieno, corposo, teso con giusta tannicità.

Altro vino interessante è il Notti Stellate 2014 I.G.T. Terre Siciliane. Nome suggestivo ed emozionale, dobbiamo convenire. Allevato ad Alberello e Cordone Speronato, Nerello Mascalese quasi in purezza con piccola parte di Nerello Cappuccio. Violaceo bello intenso, con archetti importanti e lenti. Profumi singolari di patè di olive, spezie intense, amarena Fabbri in ceramica, sensazioni di frutti maturi con sfumature quasi balsamiche. Teso e tannico in bocca, pienezza e sostanza importanti.

Thomas Niedermayr è un giovane del vino. Classe 1986, inizialmente riservato, poi si apre e ci spiega perchè ha scelto le varietà Piwi (pilzwiderstandsfähig), nate da incroci tra vite europea, vitigni americani e vitigni asiatici. “Sono varietà nate da ibridazione e resistenti ai funghi che causano, per esempio, la peronospora o l’oidio. È una scelta biologica consapevole. Si fanno molti meno trattamenti e la pianta subisce molto meno stress, hanno bisogno di pochissimi, quasi nulli, trattamenti, salvo fortissime infezioni…”. 
 I vini sono risultato di fermentazioni spontanee, niente controllo della temperatura, lunghe macerazioni. Da segnalare che l’azienda Hof Gandberg di Appiano è stata premiata tante volte nel Campionato internazionale delle varietà Piwi.

I vini che ci hanno convinto di più sono stati il Bronner T.N. 04 2014 Hof Gandberg ed il Weissburgunder Mitterberg I.G.T. 2013.
 Il Bronner è un vitigno nato nel 1975 in Germania incrociando Merzling e Geisenheim 6494.
 Colore molto scarico, quasi un bianco carta che tira al verdolino. Naso leggermente aromatico, con note esotiche affascinanti e misurate, fiori bianchi, pompelmo, accenni un po’ minerali completano il quadro. In bocca è fresco, equilibrato, piacevole e gustoso.
 Il Weissburgunder (leggi Pinot Bianco) di Thomas ha colore verdolino intenso, profumi ampi e complessi con note fumè interessanti, frutta a polpa gialla matura. Al palato è sottile ed elegante, preciso, con persistenza lunga.

Un’altra azienda che ci ha colpito positivamente ed emozionalmente è Casa Belfi, di San Polo Piave nel trevigiano. Si tratta di una piccola realtà biodinamica nata nel 1999 dalla collaborazione di Albino Armani e dell’enologo Maurizio Donadi. I vini nascono su suoli sciolti e ghiaosi da varietà storiche del Piave, come la Glera, il Raboso, Incrocio Manzoni Bianco 6.0.13. ma anche da internazionali come il Cabernet Sauvignon e Franc e lo Chardonnay, presenti da tantissimo tempo in questo territorio, tanto da essere considerati da alcuni vitigni quasi autoctoni.

Dei vini assaggiati, tutti meritevoli ed originali nello stile, il Rosso Casa Belfi 2014 I.G.T. Delle Venezie ci ha affascinato maggiormente.
 Rubino piuttosto intenso, un filo velato. Al naso note verdi piraziniche e frutta rossa. Poi veniamo “presi” da una nota marcatissima di paglia secca: Davide è visibilmente emozionato, è un sentore, dice, che gli ricorda l’infanzia e di conseguenza i momenti tra i più belli in assoluto. Quando un vino ti dà queste sensazioni è evidente che ti rimane dentro e dunque si tratta di qualcosa di irripetibile.

Decidiamo per un assaggio di qualcosa di estero, la prima azienda che scegliamo è slovena. Si tratta di Vina Čotar. Siamo in zona carsica tra la valle del Vipava (Vipacco) ed il golfo di Trieste. Filosofia assolutamente naturale ed arcaica: niente filtrazioni, niente so2 aggiunta, lieviti indigeni e macerazioni lunghe anche sui bianchi.
 Iniziamo da soli la degustazione, ma subito dopo ci raggiunge anche Vasja Čotar
 Dei quattro vini presenti due hanno attirato maggiormente la nostra attenzione.
 La prima è la Vitovska Grganja 2012 Belo Vino.
 Anbrato carico con riflessi topazio, appena appena velato. Naso affascinante e complesso di foglia di tè, sentori balsamici, frutta gialla matura, accenni ossidativi precisi ed eleganti, tocchi iodati particolari. In bocca è secca, piena, salina, con retrogusto tannico. Davvero una bella Vitovska, concordiamo. Il secondo è il Merlot 2006 Čotar. Finalmente un vino con qualche anno sulle spalle!
 Colore granato chiaro, trasparente. Naso multiforme e sfaccettato con note di prugna matura, varie spezie avvolgenti, vegetale secco, tocchi boisè evoluti e fini. In bocca è una fucilata d’acidità, sapidissimo, continuo. In sintesi: corposo ed un filo burbero, un po’ come Vasja…

Sempre con la nostra vena esterofila approdiamo alla postazione H4. Siamo in Francia, nelle Landes d’Armagnac, Sud-Ovest del Paese.
 L’azienda si chiama Château Tour Blanc, produce cinque bianchi, tutti a base D’Ugni Blanc (in pratica il nostro bistrattato Trebbiano). Anche questa è una realtà biodinamica, di 14 ettari vitati. La signora Kelton è molto gentile e ci spiega precisamente tutti e cinque i vini. Ecco qua i due più interessanti:

Il primo: Château Tour Blanc 2010 Sables Fauves I.G.P. Landes d’Armagnac. Di colore paglierino intenso, riflessi dorati. Profumi ancora abbastanza freschi di buccia d’arancia ed erbe aromatiche insieme a note più evolute minerali-petrose accattivanti. In bocca è sapido, con acidità tagliente e buona persistenza. Il secondo: Château Tour Blanc 2011 Fruit de la Passion I.G.P. Landes d’Armagnac.
 Trattasi di una vendemmia tardiva con attacco di muffa nobile. Colore dorato piuttosto carico. Naso complesso con note di Pera Williams, cannella, lieve zafferano da Botrytis, frutta esotica matura, miele d’acacia. In bocca ci aspettiamo un vino decisamente dolce date le premesse, ed invece è appena abboccato, con la parte zuccherina bilanciata dalla freschezza. Per nulla stucchevole. Interessante il rapporto tra la qualità ed il prezzo.

Questi sono i vini che più ci hanno colpito, partendo dal concetto basilare che un vino deve essere prima di tutto buono. Il vino deve appagare la vista, l’olfatto, il gusto e la mente.

Va ammesso che parte di quelli assaggiati ammiccavano a ben precisi difetti dovuti all’ossidazione, alla cattiva igiene di cantina, allo sviluppo di determinati batteri o all’eccessiva macerazione delle uve. Alcuni di questi sarebbero potuti migliorare senza gambizzare la filosofia delle aziende, ma razionalizzando l’approccio di cantina. Ricordiamo comunque che tutti i terreni, tutti i climi, tutte le specie e tutte le varietà portano con loro ben determinati esseri viventi sia a livello fungino che a livello batterico. Per questo si potrebbe anche pensare che non tutti i terreni (o cru) siano adatti a gestioni così estremamente naturalistiche, alcuni svilupperebbero prima di altri infestazioni microbiche negative.

In sostanza, il mondo è bello perché vario, sia fisicamente che filosoficamente. Se non lo capiamo noi appassionati di vino…

Davide Lazzari – produttore di vino

Simone Liloni – oste enoico

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