Cronache, riflessioni e degustazioni dal Live Wine 2016 (1/2)

sabato 19th, marzo 2016 / 09:51 Written by
Cronache, riflessioni e degustazioni dal Live Wine 2016 (1/2)

In occasione della seconda edizione del Live Wine (il salone internazionale del vino artigianale), organizzato da Christine Marzani e Lorenzo de’ Grassi nel moderno Palazzo del Ghiaccio che ha raccolto tra il 5 e il 7 marzo 146 espositori (tra vignaioli e distributori) e circa 4.800 visitatori, sul web si sono accese nuovamente le discussioni riguardanti la definizione di vino naturale o artigianale e di quanto il mondo del vino sia cosciente di ciò che esso rappresenta.
Ma cosa significa vino naturale? Come cambia il bicchiere? Migliora davvero il legame con la terra? Inquadrando la definizione di vino naturale proposta da Live Wine, facendo particolare riferimento al “vino artigianale”, esso si basa su 4 principi:

1 – È prodotto e imbottigliato da chi lo segue personalmente in vigna e in cantina. Rappresenta esattamente il caro e vecchio concetto bucolico del vignaiolo che vive del proprio prodotto, che quindi riesce a seguire e caratterizzare personalmente i propri vini. Al di là della composizione pedografica dei terreni e varietale delle uve, potrebbe essere considerato il completamento culturale del concetto di terroir.

2 – Viene da un vitigno che non è stato trattato con prodotti chimici di sintesi. Si parla quindi di vini provenienti da uve coltivate almeno seguendo i canoni dell’agricoltura biologica.

3 – L’uva da cui proviene è stata vendemmiata manualmente. Fondamentale nella quasi totalità dei casi per portare in cantina le uve migliori.

4 – Non contiene additivi non indicati in etichetta. Ad oggi l’unica sostanza utilizzata in cantina che deve obbligatoriamente essere indicata in etichetta è l’anidride solforosa (conosciuta anche con il nome di solfiti o SO2 ) in quanto allergene. Quindi niente lieviti selezionati, niente stabilizzanti di qualsiasi natura, niente correttori, niente di niente. Va ricordato che non è ancora stato stabilito che l’anidride solforosa sia direttamente collegata alle emicranie post degustazione (dette più comunemente emicranie da dopo-sbronza). Per gli anglofoni c’è un interessante articolo di approfondimento del Wall Street Journal di un anno fa a riguardo.

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Live Wine, Salone Internazionale del Vino Artigianale. Milano 6 marzo 2016.

Per dovere di cronaca, va specificato che tutti questi aspetti vengono autocertificati dal produttore. Produttori e consumatori di vini naturali sostengono che con queste tecniche si massimizzino le caratterizzazioni di terroir. Mentre i detrattori sostengono che queste tecniche portino nel bicchiere vini dalla scarsa pulizia di naso. Questi parlano di elevate acidità volatili, sentori verniciati, di feccia, brett e altri. Insomma, sentori anonimizzanti dei vini anziché caratterizzanti del cosiddetto terroir.

Ognuno in queste discussioni cerca di screditare l’altro con il rischio finale di allontanare i consumatori meno esperti dal mondo del vino. Noi ci siamo calati in questa discussione cercando la massima oggettività possibile sul bicchiere.

Questi sono i vini che più ci hanno colpito, partendo dal concetto basilare che un vino deve essere prima di tutto buono. Il vino deve appagare la vista, l’olfatto, il gusto e la mente.

Va ammesso che parte di quelli assaggiati ammiccavano a ben precisi difetti dovuti all’ossidazione, alla cattiva igiene di cantina, allo sviluppo di determinati batteri o all’eccessiva macerazione delle uve. Alcuni di questi sarebbero potuti migliorare senza gambizzare la filosofia delle aziende, ma razionalizzando l’approccio di cantina. Ricordiamo comunque che tutti i terreni, tutti i climi, tutte le specie e tutte le varietà portano con loro ben determinati esseri viventi sia a livello fungino che a livello batterico. Per questo si potrebbe anche pensare che non tutti i terreni (o cru) siano adatti a gestioni così estremamente naturalistiche, alcuni svilupperebbero prima di altri infestazioni microbiche negative.

In sostanza, il mondo è bello perché vario, sia fisicamente che filosoficamente. Se non lo capiamo noi appassionati di vino…

Ecco i vini (segue…)

Davide Lazzari – produttore di vino

Simone Liloni – oste enoico

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foto golose