Tutto ebbe inizio con un sogno, nell’entroterra del Garda. Cascina Belmonte tra azienda bio perfetta, vini naturali di alta qualità e D’Uva

lunedì 07th, marzo 2016 / 18:20 Written by
Tutto ebbe inizio con un sogno, nell’entroterra del Garda. Cascina Belmonte tra azienda bio perfetta, vini naturali di alta qualità e D’Uva

Grandi sogni per piccole aziende in crescita. Enrico di Martino, classe 1982, diploma classico, laurea in Agraria a Padova, è agricoltore di prima generazione a Muscoline, alla ricerca dell’azienda biologica perfetta, sostenibile e con un breve rapporto epistolare con Giovanni Lindo Ferretti. Era destinato allo studio della Legge, folgorato sulla via di Damasco, tentato dal “nemico”, ha scelto la terra.

Oggi lavora 20 ettari ricchi di biodiversità, di cui 5,5 a vigneto destinato a vino di qualità e succhi ad alto valore nutrizionale. “Se hai un’idea provi a svilupparla – dice Enrico – e a tirare fuori qualcosa di bello”, così nel 2012 è nato il progetto D’Uva, bevanda innovativa ottenuta dalla semplice pressatura a freddo dell’uva appena raccolta, senza essere poi pastorizzata. Un’idea che gli ha dato certezze, che lo ha reso maturo, anche in un mondo enoico dove è entrato piano, quasi con timore, ma con prodotti fin da subito molto interessanti. “Sono ancora in soggezione, è una materia – ammette – che non ho ancora addomesticato: non per la tecnica, ma per il modo di approccio. Le scelte stilistiche sono ben definite nelle mente, con una visione di Cascina Belmonte che possa diventare una fucina che faccia uscire idee”. Cosa che viene alimentata anche dalla rete di WWOOF (World-Wide Opportunities on Organic Farms) che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio.

Muscoline

Tutto inizia con un sogno, la ricerca dell’azienda perfetta. “A fine liceo classico non sapevo cosa fare – racconta – e ho fatto un viaggio on the road in Croazia: 15 anni fa non c’era ancora quest’attenzione nel food, ma mi è nata una mezza idea di scienze agrarie. Ho iniziato giurisprudenza, ma subito sono andato a fare il giardiniere, da aprile a settembre, e ho capito che la mia vita era questa. Ho così deciso di fare agraria, quando l’ho detto in famiglia credo che mi madre abbia pianto”. Sceglie il campus di Padova e qua ho inizia un percorso nel biologico, con un corso di 9 mesi a Copenaghen, mentre alla ricerca di idee con Enoas (European Network of Organic Agriculture Students ) nelle estati viaggi tra Turchia, Italia, Polonia, Stati Uniti e Regno Unito, dove è nata l’idea dei succhi.

La famiglia gli affida una piccola azienda agricola sulle colline di Muscoline da poco acquisita, con boschi e vigneti; lui nel 2006 finisce gli studi e ha subito una proposta di lavoro dal “nemico”, una multinazionale di fitofarmaci. “Non ci ho dormito la notte. Dieci anni fa – continua il racconto della nascita dell’azienda – non ero motivatissimo, conoscevo nessuno e nulla. È stata un po’ una sfida famigliare, volevo dimostrare che la scelta di agraria non era stata una follia. Il mio sogno non era fare vino, ma quello di un’azienda perfetta, biologica, sostenibile. I genitori mi ha dato la possibilità, io ho scelto Cascina Belmonte come sfida e dopo 10 anni dico che è stata la scelta giusta”.

Enrico ha sposato la massima del viticultore biodinamico tedesco Gunter Wittmann, di Westhofen bei Worms, che dice: “Non produciamo vini naturali perché in futuro saranno più facili a vendersi, ma perché sono più buoni”. In vigna non usa erbicidi, insticcidi e antibotritici, in cantina ha eliminato ogni pratica di arricchimento in zuccheri o concentrazione dei mosti e sta riducendo la solforosa totale a meno di 50mg/l sui rossi (limite EU 160 mg/l) e a meno di 70mg sui bianchi per vini più salutari e più buoni. Inoltre, lava l’uva. “Grazie ad una speciale attrezzatura – spiega – che abbiamo messo a punto per la vendemmia 2011, tutta l’uva che processiamo viene lavata e asciugata prima di essere pigiata. I vantaggi qualitativi sono indubbi ed evidenti: l’eliminazione dei metalli pesanti depositatisi durante la stagione sulle bucce, l’allontanamento di insetti, foglie e tutto quanto di indesiderato arriva dalla campagna. Per me è importante, si ottiene maggiore qualità”.

Lui, agricoltore e viticoltore biologico, ama il suo lavoro – “è il lavoro più bello del mondo, inoltre fare vino vuol dire portare gioia nelle tavole” – ed è moderno e preparato, un tempo lo si sarebbe definito “talebano”: basti pensare al suo progetto per aumentare la biodiversità dei vigneti. I vini sono espressione della sua terra, che è quella parte meno nota della riviera bresciana. Qua il lago è “lontano”. Il morenico lascia spazio all’argilla, le temperature hanno maggiori escursioni e Cascina Belmonte con i suoi 5,5 ettari di vigneto – “un ecosistema stabile, con essenze che attirano animali, con le siepi e gli insetti” – vocati a Chiaretto, bianchi aromatici e rossi di struttura, produce 30mila bottiglie, che nel 2014 sono state però la metà, destinate quasi tutte al mercato locale.belmonte_23_9_15 500

Se i primi anni sono stati quelle delle esperienze di formazione, un ulteriore passo nel percorso di crescita di Cascina Belmonte è stato la nuova grafica dei vini, presentata poco prima di Natale: a curarla è stato Claudio Amadei, grafico che segue da sempre i sogni di Enrico, che sta rivedendo anche l’estetica di D’Uva un’espressione della genuinità che si è finora diffusa in quattro versioni: 100% uve rosse; con anice e liquirizia; con curcuma, lime e pepe; con zenzero e lemongrass. Un prodotto fresco, da consumare entro i 6 mesi, con mercato anche tra Svizzera e Germania.

“Il bello nel vino – dice – è il percorso di costruzione del gusto. La parte della creazione del gusto è affascinante e non voglio più delegarla: l’importante è avere in mente cosa si vuole e sapere come muoversi”. Tra sostenibilità e biodiversità in vigna, produce tre bianchi molto interessanti: l’esuberante al naso e morbido in bocca Serése (Riesling Renano e Incrocio Manzoni); l’elegante e ricco Cobèi (Chardonnay al 100%); Firmamento (Riesling Renano al 100%), prima e finora unica annata 2014, promettente, ma da far riposare. Poi c’è il raffinato Valtènesi Chiaretto, il nuvo Costellazioni, che ha preso il posto del Le vien en rose e il cui nome è ispirato da una canzone del cantautore “Luci della Centrale Elettrica”.

Poi ci sono i rossi. Il fragrante e sapido Singia (Rebo 100%) da bere in compagnia il più possibile; l’elegante e pulito Stramonia (50% Merlot e 50& Cabernet Sauvignon leggermente appassite), l’ideale per il pasto domenicale; l’intenso, morbido, caldo Fuochi nella notte di San Giovanni (Merlot, Rebo e Marzemino), un vino che Enrico ha portato a chi gli ha ispirato il nome: a Giovanno Lindo Ferretti, ex leader dei CCCP, CSI e PGR.

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Il nome del vino è un omaggio a quella bucolica ballata rock, pessimista, e al suo cantante. Il vino è straordinario, lui in un periodo alla ricerca di conferme scrive, in un moto di passione si racconta e racconta la dedica a G.L.F., che vorrebbe rispondergli e inizia scrivere la risposta su un biglietto del treno, però Enrico si era dimenticato di mettere il suo indirizzo. Passano gli anni, c’è un altra occasione di contatto, G.L.F. apprezza molto il vino dedicatogli e lo invita ad andare a trovarlo sugli Apennini. Però gli anni sono passati ed Enrico, per non sfatare un mito, non è mai andato sui monti del cantante. Nel mentre comunque il sogno inizia a prendere sempre più forma e a diventare una bella realtà.

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