Quando il viticoltore diventa Attila. A Peschiera del Garda eliminati alberi secolari per far spazio a nuove vigne di Lugana

martedì 09th, febbraio 2016 / 07:17 Written by
Quando il viticoltore diventa Attila. A Peschiera del Garda eliminati alberi secolari per far spazio a nuove vigne di Lugana

I boschi non sono più di moda. I vigneti, sì. I boschi soprattutto non fruttano soldi. Nell’entroterra gardesano da qualche anno le vigne stanno prendendo il posto di colture meno redditizie o magari impiantate in terreni incolti, è l’onda di un Lugana in continua espansione per ettari, mercato e fatturati. Mai avremmo tuttavia pensato che un viticoltore potesse diventare Attila. Mentre il Consorzio di Tutela del Lugana Doc lotta contro il previsto tracciato del TAV Brescia-Verona che danneggerebbe irreparabilmente un territorio ricco di vigne con tutto il suo indotto per l’economia turistica, mentre molti sono pronti a puntare il dito contro le cementificazioni sui piani di governo del territorio, ecco il flagello di un’imprenditoria agricola pronta a rovinare una fetta di territorio tra Pirenei di Pozzolengo (BS), San Martino della Battaglia (BS), Rovizza di Sirmione (BS), ma propaggine del comune di Peschiera (VR), dove ricade il terreno oggetto dello scempio. Dove ora non c’è più niente da tagliare.

Così era fino a due settimane fa la SP11 nelle campagne dell'entroterra

Così era fino a due settimane fa la SP11 nelle campagne dell’entroterra

I fatti. Proprio al confine tra Lombardia e Veneto, di qua un regolamento e di qua un altro, a fine gennaio sono iniziati i lavori per preparare un terreno (qua il link su Google Maps) al futuro impianto di nuove vigne, uno scenario a parole molto diffuso in questi anni. Però mai si è visto uno scempio simile, non un pulizia dell’area. Mai si era vista un’area boschiva interamente tagliata. Non voglio entrare nel merito della liceità e della legalità dell’intervento, che reputo comunque scriteriato, a parlare sono le fotografie di quel che resta delle piante secolari.

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Tutti gli alberi – nei pressa della ditta Hermes – sono stati tagliati, sia quelli sulla strada, sia tutti i gelsi, antichi testimoni della bachicoltura che una volta si faceva in questa zona del lago. La zona probabilmente poteva essere pulita, ripulita, ma passare lungo quella strada un tempo luogo di pace e serenità oggi fa spezzare il cuore a chi se la ricorda (ecco il link dello street view di Google Maps). Tutti a strapparsi le vesti contro la cementizzazione, ma quanta differenza c’è un tale disboscamento seppur a fini agricoli? Tanti saluti alla biodiversità, alla varietà e al bel paesaggio. Non si poteva tutelare l’area? La parola passa ad agronomi, Comune di Peschiera, Provincia di Verona, Regione Veneto e Corpo Forestale dello Stato.

Lo sdegno è ora diffuso, ma è tardi. Carlo Veronese, direttore del Consorzio di Tutela del Lugana Doc scrive su Facebook: “Altro che TAV, qui si vuole piantare Lugana. Con la scusa di ottimizzare gli spazi si è preferito distruggere tutto senza nessuna esitazione”. E su un video che mostra un panoramica dei fatti aggiunge: “Dimostra come a volte il mondo agricolo si comporta in modo non rispettoso per l’ambiente. Non conosco gli autori di questa distruzione, forse è meglio così, ma questo non è il modo di operare. Questi signori hanno distrutto uno degli ultimi luoghi naturali della zona del Lugana. Oggi a disastro avvenuto dobbiamo capire chi ha permesso tutto ciò”.

Due i precedenti, che possono far riflettere. Nel 2009 a Polpenazze, esattamente nella frazione di Picedo, vennero espiantati 248 ulivi per i lavori preliminari di una nuove beauty farm, attorno cui sarebbero poi stati impiantate altre decine di olivi. Però l’oliveto scorticato, che spogliò un caratteristico versante collinare, suscitò forti reazioni da parte delle associazioni ambientaliste, arrivarono esposti alla magistratura ordinaria e, dopo che tutti si erano strappati le vesti, il Comune ordinò di riportare tutti gli ulivi esattamente dov’erano; infine per il Consiglio di Stato, cui ricorse la proprietà, non ci fu alcune violazione. Però alla fine nulla è stato edificato di quel progetto multimilionario.

Nel 2013 la Regione Veneto con l’art. 31 della legge finanziaria per l’anno in corso modifica la definizione di bosco prevista dalla legge regionale del 1978, che tutelava le zone boschive, che possono ora essere trasformate in aree agricole, in particolare coltivazione di vigneti. Con le nuove disposizione regionali i nuovi vigneti minacciano i boschi collinari e prealpini. L’alta concentrazione di vigneti presente nei comuni del Prosecco DOCG  pare talvolta essere all’origine di frane e smottamenti, mentre i boschi senza dubbio rappresentano la prima difesa dei versanti.

Oggi siamo tutti consapevoli sul Garda che il paesaggio e la sua tutela siano importanti per l’economia turistica e il suo indotto. Eppure per anni il mattone e il cemento sono stati i paladini dello sviluppo e della crescita economica, con tanti saluti e una pacca sulle spalle da parte della speculazione depreda verde. Ora il nuovo motore in perenne accelerazione è quello del Lugana, un’economia in crescita, che in questo caso ha dimostrato che non tutte le vigne arricchiscono il territorio.

Cui prodest?

AGGIORNAMENTO

Abbiamo fatto le verifiche del caso e, andando oltre le immagini che hanno creato sconcerto e disappunto, ci siamo informati attraverso i canali ufficiali, apprendendo dal Comune di Peschiera che il taglio delle piante è stato effettuato con tutti i permessi. Un’azione lecita. Si poteva fare diversamente? Ne siamo certi, ma chi l’ha fatto ha agito nel rispetto della legge: gli alberi all’interno del campo sulla carta non costituivano un bosco. Un’azione “meticolosa” che comunque non condividiamo, in particolare perché si sarebbe potuto risparmiare le piante a bordo strada, andando “pulire” solo i punti di accesso.

4 Comments on “Quando il viticoltore diventa Attila. A Peschiera del Garda eliminati alberi secolari per far spazio a nuove vigne di Lugana

  • Al centro di tutta la questione c’è una legge della Regione Veneto, citata nell’articolo, che permette appunto questo tipo di scempi. Non solo li permette, ma addirittura li finanzia con fondi pubblici. Con questa legge i viticoltori stanno riducendo il paesaggio collinare veneto ad una fabbrica di vino a cielo aperto, con tanto di emissioni nocive incontrollate.

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  • Se tutto è lecito, è lecito anche scegliere liberamente quali etichette acquistare: le aziende vinicole non sono tutte uguali

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    • Oltretutto il presidente del Consorzio avrà ben occasione di conoscere gli autori del fatto, considerando che x produrre Lugana presumo bisogni iscriversi…

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  • Stiamo oltretutto parlando di un ultimo reliquato della famosa seppur dimenticata “Silva Lucana”, selva /foresta che ha dato il nome a tutto il territorio, citata in testi e documenti e richiamata in stemmi comunali…

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foto golose