Raddoppiare la produzione del Prosecco? La Fivi dice no: rincorsa ai mercati a discapito della qualità.

lunedì 01st, febbraio 2016 / 13:49 Written by
Raddoppiare la produzione del Prosecco? La Fivi dice no: rincorsa ai mercati a discapito della qualità.

A ottobre tutti a titolare “Vino, l’Italia batte la Francia sulla quantità”. Buona la notizia solo per il fatturato complessivo del comparto vitivinicolo, ma qualcuno aveva comunque fatto notare che sarebbe più importante forse prestare attenzione alla quantità. A marzo si parlava del Prosecco vincitore sullo Champagne con 317 contro 302 milioni di bottiglie vendute nel 2014. L’argomento torna oggi d’attualità, senza forse aver mai perso interesse.

Le nuove proposte di ampliamento nel Prosecco trovano in disaccordo la FIVI. La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti prende infatti posizione sull’ipotesi di una rimozione al blocco degli impianti di Glera nella zona di produzione di Prosecco DOC. “Un allargamento indiscriminato della produzione – spiega Luca Ferraro, vignaiolo in Asolo e consigliere FIVI – esporrebbe tutto il settore a gravi rischi in futuro”.

Negli ultimi giorni infatti alcuni grandi produttori si sono espressi a mezzo stampa per la rimozione del blocco degli impianti che ha fermato a 29.000 ettari complessivi l’area vitata per il Prosecco, arrivando a ipotizzare che nel 2030 sarà necessario un vigneto di 60.000 ettari con cui potrebbero essere prodotte 1 miliardo di bottiglie, il doppio rispetto a oggi.

“A che pro arrivare a un miliardo di bottiglie? – prosegue Ferraro a nome della Federazione – Una manovra che serve solo a soddisfare un’esigenza di mercato e in nessun modo contribuisce a valorizzare il territorio e a rafforzare l’identità dei nostri vini. Questa rincorsa ai mercati non può che andare a discapito della qualità: i nuovi vigneti saranno necessariamente piantati, per lo più, in zone meno vocate. Come potremo parlare di territorialità e tipicità con queste premesse?”

La strada indicata da FIVI è quella di un continuo incremento della riconoscibilità territoriale e dell’identità dei vini. “Se crediamo di aumentare la produzione per abbassare il prezzo – spiega Ferraro – troveremo sempre qualcuno che produce a minor prezzo rispetto a noi. Noi dovremmo offrire un prodotto più riconoscibile, di qualità, unico e irripetibile in un altro tempo e in un altro luogo”. Secondo la FIVI infatti l’aumento indiscriminato della produzione, ipotizzata in base ad una logica di ribasso dei prezzi, sacrificherebbe gli elementi chiave su cui occorre puntare: territorialità e identità dei vini.

Quindi, a chi fa bene festeggiare per le vittorie sulla quantità?

Foto da Pixabay.com

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