Il piacere del vino indipendente e la voglia di far rete. Impressioni dei vignaioli bresciani dal mercato FIVI

mercoledì 09th, dicembre 2015 / 12:46 Written by
Il piacere del vino indipendente e la voglia di far rete. Impressioni dei vignaioli bresciani dal mercato FIVI
Il vino indipendente piace e la più grande mostra-mercato di vini in Italia è stata un successo, sopratutto per il contesto di promozione a stretto contatto con chi custodisce la terra con passione. Al Piacenza Expo a fine novembre per il V Mercato dei Vini sono arrivate 6000 persone per 330 espositori da tutta Italia, 14 dalla provincia di Brescia (32 gli aderenti), tutti produttori aderenti alla Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), associazione che raccoglie e rappresenta i vignaioli che seguono l’intera filiera produttiva, curando di persona ogni passaggio, dalla vigna alla bottiglia.
Qua il pubblico ha l’opportunità del contatto diretto con le persone che stanno dietro a un’etichetta, la possibilità di assaggiare il vino e quindi di comprarlo. Tra le oltre 2000 etichette disponibili, quelle bresciane erano per la Franciacorta quelle di Bosio Cavalleri, Corte Fusia, Il Mosnel e San Cristoforo; da Botticino c’era Noventa, da Capriano Lazzari, dalla Valcamonica Cantina Flonno, Togni Rebaioli e l’agricola Vallecamonica, dall’area gardesana Cantrina, Pasini San Giovanni, Perla del Garda e Zatti.
“Qua – dice Bruno Dotti della San Cristoforo di Erbusco – si viene per la passione per il vino: è una bella realtà e ci sono tutti vignaioli come noi, che è una questione di lavorare con passione e la felicità di andare in campagna. Essere vignaioli vuol dire che siamo noi ad andare tra i filari, in cantina, a sboccare… La nostra è una realtà locale, il 10% va all’estero e il mercato della Fivi è un appuntamento diverso dagli altri ed è sempre una bella vetrina”.
A detta di molti non si viene a Piacenza nell’ottica del fatturato della giornata, ma per una serie di relazioni e per far gruppo. “Viste le adesioni e la filosofia delle aziende – commenta Davide Lazzari – è la fiera preferita dell’anno. Qua ci sono tutti vignaioli, piccoli produttori che lavorano per interpretare la propria terra e per migliorare, il legame con la terra è fondamentale per i vignaioli Fivi”.
Però la mostra-mercato è pur sempre una buona occasione per farsi conoscere, perché, per esempio, la piccola cantina della Valcamonica non ha le fortune della piccola cantina della Valcamonica. “Nel nostro territorio ci conoscono – dice Sandro Sorteni di Cantina Flonno (1,7 ettari, 7-8mila bottiglie) – e qua vendiamo prevalentemente, ma fuori si fatica. Il mercato è una sfida per stare al fianco di realtà più consolidate e con più storia. Per noi la soddisfazione più grande è rivedere qualcuno tornare”.
Oggi probabilmente la fama non manca a Enrico Togni Rebaioli, la cui cantina con 3 ettari di terreno da quest’anno si fregia della chiocciola di Slow Wine, ma è il primo a togliere l’attuale aurea moderna di chi fa vino: “Quello del produttore – dice – è un falso mito: tutti pensano che facciamo la bella vita in vigna. Invece siamo tutti sporchi di zolfo e rinunciamo alle feste e ai fine settimana. La vendemmia è l’atto più mediatico, ma il meno importante: è solo un atto meccanico. Conta quello fatto prima e quello che si farà dopo. Essere qua è importante, non tanto per l’esserci a vendere, ma per dare ancora più importanza alla Federazione”.
La FIVI è accredita presso il Ministero delle politiche Agricole in qualità di interlocutore e gli ci tengono a far gruppo. Zatti di Calvagese, con un solo ettaro a conversione biologica, è tra le realtà più piccole. “Per essere vignaioli ci vuole tanta passione – spiega il giovane Andrea Zatti – ma per noi è un secondo lavoro. Facciamo tutto noi e questo è il primo anno al mercato della Fivi, siamo qua perché ci sono solo vignaioli e siamo tutti alla pari, siamo venuti per fare conoscenze e soprattutto imparare”.
Di ben altre dimensioni la Pasini San Giovanni di Puegnago con 36 ettari per 300mila bottiglie. “Tra i vignaioli – commenta Sara Pasini – siamo tra quelli un po’ più grandi, ma restiamo un’azienda famigliare e artigianale. Questa per noi non è la manifestazione per vendere il vino, è però importante essere qua per condividere con altri la passione e l’attenzione, interagire e fare gruppo”.
Ne ho scritto anche su Bresciaoggi, qua.

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