Il vino «made in Brescia» alla conquista dell’Alto Adige: al 24° Merano WineFestival seducono le bollicine della Franciacorta e si allarga il fronte Lugana

venerdì 13th, novembre 2015 / 14:57 Written by
Il vino «made in Brescia» alla conquista dell’Alto Adige: al 24° Merano WineFestival seducono le bollicine della Franciacorta e si allarga il fronte Lugana

Ben lontano da un semplice evento fieristico, il Merano WineFestival è la Cannes dell’enogastronomia internazionale, un misto di eleganza ed esclusività ospitato all’interno del prestigioso Kurhaus. I produttori accedono solo tramite invito delle commissioni d’assaggio (poco meno di 500 quest’anno) e per le cantine bresciane, tra le sale liberty, la soddisfazione è evidente e per molti, tra i denti o schiettamente, l’evento ideato da Helmut Kocher regge il confronto con Vinitaly e per certi versi è pure meglio.

Dal 1992 innanzitutto è un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati del vino e della buona cucina: l’ultima edizione si è svolta dal 6 al 9 novembre. “A Merano – commenta Mattia Vezzola enologo di Bellavista e titolare di Costaripa – ci sono due categorie di enoturisti: quelli alla ricerca di novità, innovazioni o conferme e i professionisti che hanno già una tabella di marcia. È una vetrina straordinaria e chi viene sa di trovare il “bigami”, un concentrato delle aziende più significative d’Italia”

MARK HARTMANN - CA' MAIOL

Nel Sudtirol, a pochi chilometri dalle terre del metodo classico Trento Doc, la Franciacorta si è presentata numerosa con Bellavista, Bersi Serlini, Ca’ del Bosco, Berlucchi, Il Mosnel, Le Marchesine, Lo Sparviere, Marchesi Antinori e Monte Rossa.

Anche se vicino, a Merano la prima scelta pare non essere la bolla trentina. “In Alto Adige la bollicina è Champagne o Franciacorta – dice Alessandro Beruschi, commerciale di Ca’ del Bosco di Erbusco – e stiamo avendo un bel riscontro. Il 90% dei contatti qua sono italiani, ma ci sono anche buyer cinesi, dell’area mitteleuropea e russi. Vinitaly non è più proficuo da un decennio, qua si creano allacci e interrelazioni, magari anche solo con chi torna per rinfrescarsi le papille”.

“C’è sempre una grande attenzione alla qualità in questa manifestazione – commenta Eleonora Riva di Monte Rossa di Cazzago San Martino – e ho visto un grande interesse per il Franciacorta, con aperture sul mercato locale. C’è stata una notevole affluenza dei distributori e di bella gente, è una delle manifestazioni più interessanti. Esportiamo il 10%, ma qualche contatto estero qua c’è stato, anche per la Cina”.

Concorde Luca Rossi di Bellavista, altra nota cantina di Erbusco: “L’affluenza è stata di qualità – dice – e chi viene a Merano a degustare ha le idee chiare e sa cosa vuole, quasi mai viene qua alla cieca. Il pubblico qua è allenato e curioso. Qua si fanno più contatti italiani”.

La restante provincia presente alla Kurhaus era tutta gardesana, con tanto Lugana a conferma della sua crescita commerciale. “Il marchio Lugana va bene e a Merano – dice Mark Hartmann di Ca’ Maiol di Desenzano, presente a Merano con la chicca del Lugana 2003 – si è allargato con altre cantine: in una fiera così importante questo conta. Qua facciamo più mercato estero che a Verona e ci sono più importatori di un livello più alto. Noi siamo molti presenti in Italia fino all’Emilia Romagna, fino al Lazio la distribuzione è dettagliata, più a sud il Lugana è poco conosciuto”.

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“Qua non ci confrontiamo come Lugana – spiega Roberto Scopo, sales manager di Ca’ dei Frati di Sirmione – ma come bianco italiano. La storia dell’azienda è iniziata 25 anni con il primo ettaro e la vendita di vino sfuso, negli anni sono stati acquisiti altri ettari e selezionati i cloni di turbiana. Qua vengono da noi per il nome non per il Lugana. Qua riusciamo a fare molto mercato tedesco, ma in generale vendiamo il 60% in Italia. Rispetto a Vinitaly, dove giochi in casa, qua debutti con assaggiatori nuovi”.

Costaripa di Moniga quest’anno ha debuttato a Merano. “Sabato c’è stata tante gente – commenta Regina Valzelli, responsabile marketing -, domenica più tranquillo e lunedì più ristoratori. Abbiamo portato solo il metodo classico ed è la prima volta che in molti vengono da noi perché cercano il nome Mattia Vezzola. Qua abbiamo visto poco mercato estero, rispetto a Vinitaly qua le cantine e il pubblico si possono relazione di più”.

Tra i gardesani erano presenti anche Monte Cicogna e Pratello. Una sorpresa è stata non trovare nemmeno un Chiaretto, che fosse Valtènesi o Garda Classico. “Non abbiamo potuto essere presenti con il Valtènesi Chiaretto perché lo abbiamo finito in cantina – commenta Vezzola, pluripremiato enologo – ed era un controsenso promuovere un vino finito. Il prossimo anno sicuramente promuoveremo il Valtènesi Chiaretto Doc”.

Da non dimenticare tra i presenti, anche se non fisicamente, Tenuta Roveglia di Pozzolengo con il Vigne Di Catullo Lugana Riserva DOC e Tenuta La Vigna con Rubinera Capriano Del Colle Rosso DOC inseriti nel banco degustazioni del  Merano Wine Award Area.

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