Ricordi da Hosteria: il festival di fine vendemmia a Verona tra grandi vignaioli e grandi vini

domenica 25th, ottobre 2015 / 17:59 Written by
Ricordi da Hosteria: il festival di fine vendemmia a Verona tra grandi vignaioli e grandi vini

Quando ci ha mostrato le mani, abbiamo capito tutto. Tra le piazze e le vie di Verona, il timore, tra turisti e vetrine, era di ritrovarci in un grande evento con solo le aziende di punta del mercato, quelle dal marchio status symbol e quelle presenti sempre e ovunque. La prima edizione di Hostaria (16-18 ottobre), invece, è stata molto meglio.

A certi eventi patinati, come può essere il centro scaligero in sé, convogliano più commerciali che vignaioli. I primi devono vendere e sanno proporre un prodotto, i secondi invece lo sanno raccontare perché lo lavorano, lo vivono. Così quando abbiamo incontrato all’ingresso del Ponte Scaligero Enrico Campagnola, che gestisce con il fratello l’azienda San Rustico a Marano in Valpolicella, siamo stati contenti di fermarci a lungo a chiacchierare. Con le mani segnate dal lavoro della terra e della vigna, ci ha raccontato la sua piccola realtà, fatta di scelte personali, con passione, guardando più la tradizione che i gusti del mercato con il risultato di un Amarone Gaso intenso, armonico, vellutato e un Recioto pieno e vivace.

Questa era una tra le oltre 80 cantine presenti con 300 vini tra Custoza, Lugana, Soave, Valpolicella, Bardolino e Durello (e qualche ospite mantovano): con banchetti di legno dislocati lungo il centro, in un clima di gradevole convivialità, hanno celebrato la fine della vendemmia. Il motto di Hostaria era “la cultura del vino torna popolare” e in un campo – che spesso vive di una comunicazione e di compiacimenti autoreferenziali – tornare popolare è sempre difficile senza cadere nella sagra. Tantissima gente, qualcuno parecchio alticcio, ma la domenica è stata una giornata comunque godibilissima.

Nel nostro peregrinare senza tappe fissate, ci siamo fermati da Corte Adami, apprezzando i delicati Soave e l’elegante Recioto, da Fasoli Gino con i suoi rossi della Valpolicella e uno strepitoso Amarone, da Corte Sermana con il suo Lugana schietto e il metodo classico Lugana brut, da Pagani con i suoi fantastici bianchi: il Soave classico, l’Igt La Bella con Garganega in purezza e la versione spumantizzata La Bella e +.

Piacevole l’incontro con i fratelli Massimo e Stefano Brutti il cui obiettivo è – cito dal loro sito – “realizzare un prodotto di qualità rispondendo alle nuove richieste di mercato, ovvero vini il più naturali possibile con tecnologie moderne”. Dopo aver venduto le uve per anni e anni han deciso di creare Poggio delle Grazie e per sfortuna si sono ritrovati a vendemmiare in quel di Castelnuovo le prime uve del proprio vino nella tribolata annata 2014. Scelte in vigna e in cantina hanno portato a Verona dei prodotti comunque interessanti, ma a farci fermare sono stati i tappi a corona: ci vuole coraggio a portarli sulle piazze patinate, spesso sinonimo nell’immaginario collettivo di vini di qualità inferiore, di “vino del contadino”. Chapeu, perché il rifermentato in bottiglia non è molto diffuso e quello dei fratelli Brutti è piaciuto molto, sia il bianco (cortese) che il rosé (corvina e rondinella) hanno una buona sapidità e profumi marcati, godibilissimi dall’aperitivo alla tavola (leggasi pizza).

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foto golose