A Profumi di Mosto le cantine hanno sedotto la propria terra, ma per il Valtènesi l’obiettivo è l’estero

giovedì 15th, ottobre 2015 / 15:47 Written by
A Profumi di Mosto le cantine hanno sedotto la propria terra, ma per il Valtènesi l’obiettivo è l’estero

Strade sterrate, cantine piene di bottiglie… da stappare, botti di legno, paesaggi collinari e lacustri. Da 14 anni Profumi di Mosto è un successo crescente, una festa di fine vendemmia sul Garda che registra di volta in volta sempre più partecipanti. Un piccolo successo di numeri perché per i vini del Garda essere vincitori all’estero senza esserlo in patria non avrebbe senso.

Dopo un’estate quasi perfetta per la maturazione delle uve, questa è stata una vera e propria festa per le cantine del Consorzio Valtènesi e qualche partecipante, tra gli oltre 1500, ci ha preso purtroppo fin troppo il gomito, tra cori, mancamenti e quant’altro, ma nel complesso le aziende sono state contente dell’afflusso, talvolta ben oltre le aspettative. A maggior ragione perché a coronamento di un mercato ristorativo ed estero che sta apprezzando la crescente qualità dei vini della Valtènesi, in particolare il suo Chiaretto su cui il Consorzio punta moltissimo.

Sul Garda a dominare il mercato è il Lugana, inutile negare le evidenze, ma il resto della riviera bresciana, seppur con numeri ben più contenuti, fa la sua bella figura. Una realtà bilancia del mercato è Cà Maiol di Desenzano, grossa realtà vitivinicola desenzanese che vende il 45% in Italia e il resto sui mercati esteri, dove in primis viene richiesto il Lugana poi il Chiaretto, ma su quelli asiatici a essere prediletto è il rosso. Qua, ai più fortunati e soprattutto veramente interessati, la possibilità di apprezzare i vini della “linea classica”: spettacolo il brut 60 mesi e il Lugana Riserva.

“Il Lugana e il Valtenesi – dice Paolo Pasini della Pasini San Giovanni di Puegnago – sono diversi per terra e tradizione, ma entrambi sono richiesti all’estero. Per vendere i vini serve raccontare la tipicità, il territorio. Il mio mercato estero più importante è la Germania, dove vendo quasi solo Lugana e dove preferiscono un rosso strutturato, poi gli Usa dove vendo quasi solo Chiaretto. Vendiamo il 60% all’estero, l’importante è che ogni azienda sia interprete del territorio, poi ognuno fa il suo vino”.

L’azienda dell’appassionata famiglia Pasini è una garanzia di qualità: senza voler parlare sempre dell’atipico Lugana Busocaldo, qua sono imperdibili il Chiaretto Valtènesi, il metodo classico Centopercento con sole uve Groppello e il rosso riserva San Gioan.

Il mercato estero ha una sua importanza ben definita, sia che si intenda come turisti direttamente in cantina sia come vendite tramite distributori o rappresentanti, guardando in primis sempre e comunque la Baviera. Qualche azienda più contenuta nel numero di bottiglie, esaurisce la cantina sul mercato locale, dove comunque lo sfuso è sempre meno, ma c’è anche chi con numeri più grandi fatica ad andare oltre il turista arrivato sul Garda nonostante vani tentativi al ProWein di Dusserdolf.

Le aziende valtenesine sono medio-piccole, spesso a conduzione a famigliare, ma molti invece hanno conquistato l’estero. Per esempio La Basia di Puegnago ragiona sulle 28mila bottiglie e un mercato il cui punto debole è proprio il locale. A curarlo è Giacomi Tincani, che parla inglese e tedesco, e la sua azienda esporta oltre la metà delle bottiglie all’estero tramite distributori e importatori in Germania, Usa, Danimarca, Francia, Olanda e il Chiaretto a Shangai. “Per riuscire a vendere i nostri vini – dice Tincani – bisogna girare, conoscere i mercati e agganciarsi agli interessi dei consumatori. Serve muoversi sui mercati maturi, esperti di vino, che hanno già provato tutto e portagli qualcosa di nuovo: in Usa cercano varietà sconosciute e portiamo Marzeimo, Groppello, Valtènesi. Serve ricercare quelle nicchie che sono un talento commerciale”.

Tra i vini della Basia, noi siamo innamorati del Chiaretto La Moglie Ubriaca.

Altre aziende sono ancora più fortemente legate al mercato estero, come Tenute del Garda di Lonato, aziende giovane, nata solo 4 anni fa, ma attiva da molto più tempo: “Da pochi anni siamo presenti con 150 mila bottiglie – spiega Andrea Lorenzi, commerciale – e vendiamo le uve, ma abbiamo un potenziale di 500mila bottiglie. Il mercato gardesano per noi è solo il 2%, quello estero per noi è soprattutto Usa, poi c’è la Polonia e stiamo provando a entrare in Francia e Germania”.

L’azienda era affollatissima e, alla fine della giornata, tra trambusto e vociare, ci siamo ritrovati ad assaggiare i suoi vini in un momento sbagliato… ma segnaliamo comunque il bianco Le Tenute, riesling renano e italico.

Nella giornata abbiamo fatto anche altri assaggi e, piaciuti molto, consigliamo: il Chiaretto Molmenti di Costaripa fermentato in botte e imbottigliato dopo 2 anni di affinamento (abbiamo assaggiato il 2010), lo spumante in autoclave Rocca del Garda di Redaelli De Zinis per un semplice e piacevole aperitivo e tra i vari ottimi bianchi di Cobue il nuovo 50% Turbiana e 50% Tuchì.

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foto golose