Oltrepo Pavese: Bonarda di qualità contro gli stereopiti e vecchi borghi lungo il parallelo del vino

mercoledì 02nd, settembre 2015 / 17:14 Written by
Oltrepo Pavese: Bonarda di qualità contro gli stereopiti e vecchi borghi lungo il parallelo del vino

La bellezza è nella natura antropizzata. Quello dell’Oltrepo Pavese è un paesaggio fortemente segnato dell’uomo, non deturpato dalla speculazione edilizia, bensì marcato dai filari di viti che creano una geometria bellissima che si interseca con le curve morbide delle colline, su cui sorgono armonicamente antichi borghi in cui ogni viuzza parla di vino.
Il territorio è attraversato dal 45° parallelo Nord, il famoso “parallelo del vino” che percorre le zone più vocate alla viticoltura, come anche il Piemonte, la zona di Bordeaux e l’Oregon. Nella zona nord-ovest dell’Oltrepo a dominare è l’uva Croatina che è alla base della Bonarda, il più diffuso assieme al Pinot Nero, già coltivato nella zona dai romani di cui oggi si conservano alcune tracce.
L’ambiente offre luoghi di raro incanto, sentieri naturalistici ricchi di tradizioni contadine, ville ottocentesche di ineguagliabile bellezza, colli bordati da vigneti centenari in mezzo ai quali le comunità del passato hanno edificato pievi e chiese dagli alti campanili e castelli che ancora oggi, a distanza di tanti secoli, sembrano ergersi a protettori delle loro valli.
Oggi tuttavia se si dice Bonarda si pensa subito a quel frizzante di bassa qualità venduto a due euro o meno sugli scaffali della grande distribuzione o sui ripiani degli autogrill: senza anima, servito ghiacciato non mostra difetti, ma nemmeno pregi.
L’immagine dell’intero territorio con il tempo ne ha risentito, ma da qualche anno alcuni vignaioli si sono uniti nel Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepo Pavese (www.distrettovinooltrepo.com) per mostrare che la Bonarda, ferma o mossa, è ben altro. A Rovescala, Montù Beccaria, San Damiano al colle e in tutte le colline che separano questa fetta di Lombardia dall’Emilia, le uve sono coltivate con passione e limitando l’utilizzo di sostanze chimiche e di solforosa, mostrando il vero aspetto di un vino strettamente legata al territorio e alla sua storia.
A Rovescala Fratelli Agnes (www.fratelliagnes.it) propone una Bonarda frizzante “Cresta del Ghiffi” che ha la particolarità di essere una vedemmia tardiva e nello stesso paese merita una vista anche l’azienda Perego e Perego (www.peregoeperego.it) all’interno del castello del 600 (belli gli affreschi a soffitto) dove assaggiare invece la versione ferma senza solfiti aggiunti. Tra i frizzanti quello di Francesco Quaquarini (www.quaquarinifrancesco.it) di Canneto Pavese si abbina perfettamente con il risotto alla Bonarda con paste di salame di Varzi e i fagioli borlotti, che si può mangiare all’agriturismo La Dogana – Castello di Luzzano (www.castelloluzzano.it), azienda che propone pure un piacevole metodo Martinotti “Magòt” con Pinot Nero.
Tra gli imponenti conviene annotarsi un nome poco noto, quasi sconosciuto fuori dall’Oltrepo Pavese: il Buttafuoco, un longevo vino di grande struttura, eleganze, rotondità. Cito dal sito del Club del Buttafuoco Storico (www.buttafuocostorico.com): “l’uvaggio […] é così composto: 50 % Croatina che apporta la struttura polifenolica, il colore e i sentori di frutta rossa; 25% Barbera che forma con la sua acidità la spina dorsale del vino e permette una maggiore estrazione dalle vinacce della Croatina; infine per la restante parte Ughetta di Canneto e Uva Rara che arricchiscono questo vino di note di eleganza e di piacevole austerità”. Quello di Davide Calvi (www.vinicalvi.it) resta 3 anni in piccole botti di rovere, cui segue l’affinamento in bottiglia: assaggiarne uno del 2009 rende ampiamente l’idea di quando questo vino potente meriti attenzione.
Da segnare sul taccuino di viaggio sicuramente c’è pure l’agriturismo Calice dei Cherubini dell’azienda agricola della famiglia Calatroni (www.calatronivini.com) a Montecalvo, il menù cambia ogni mese e prima del pranzo viene proposta una passeggiata tra le vigne, ma a stupirvi saranno i vini: dal riesling renano d’annata al metodo classico Pinot 64.
Qualche consiglio di viaggio, con l’elenco delle cantine aderenti, si trova sul sito del Distretto, ma per apprezzare a pieno queste terre conviene ricordandosi di assaggiare anche le tipicità del “Paniere Pavese”: dal salame d’oca di Mortara al formaggio morbido Pizzocorno, dagli asparagi di Cilavegna alla zucca Bertagnina. E per concludere magari qualche Brasadè: un biscotto a forma di ciambellina prima lessato e poi cotto in forno, da mangiare inzuppato nel Sangue di Giuda.

Il servizio, all’origine, è stato pubblicato con un testo più ristretto sulla pagina Viaggi del quotidiano Bresciaoggi del 16/07/15.

BS38

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