A tavola sui Colli Tortonesi con i produttori del Timorasso

sabato 23rd, maggio 2015 / 11:02 Written by
A tavola sui Colli Tortonesi con i produttori del Timorasso

Una bottiglia di Colli Tortonesi Cerreta annata 2000 e il dubbio di stapparla. Non tanto per conservare una bottiglia che non è più in produzione, ma soprattutto per mantenere il ricordo di una meravigliosa giornata a Monleale. Siamo ad Aprile e dopo una mattinata passata nel Monferrato ci stiamo dirigendo in direzione Tortona per raggiungere Walter Massa che ci aspetta a pranzo a Montemarzino. Non ero mai passato per i Colli Tortonesi e i suoi paesi: resto meravigliato dallo spettacolo e dai profumi gentilmente offertoci dai pescheti e dalle vigne. Dicono che “…fin da Alessandria si sente il mare…” e probabilmente è vero. Noi però, dietro una curva, improvvisamente ci imbattiamo nel ristorante “da Giuseppe”.
Walter Massa ci viene incontro invitandoci ad accomodarci e ci presenta i commensali seduti al tavolo: ci sono Giacomo Boveri e compagna dell’omonima cantina, Alessandro Bressan dell’azienda agricola Fiordaliso, il critico Adriano Aiello, direttore di “Dissapore”, e il sociologo e ricercatore Gianfranco Quiligotti. In piedi, addetto alla mescita ,c’è Pigi, il fedele braccio destro di Massa da lui soprannominato “la badante” che, come d’abitudine, gira scalzo, sfoggia camicie a quadrettoni e mostra delle enormi basette d’altri tempi.

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Si beve e si parla di Timorasso. Già, il Timorasso. Questo vitigno anni fa caduto in disuso, abbandonato nel dopoguerra e recuperato tra gli anni ottanta e novanta dalla folle genialità di Walter Massa. Sui colli tortonesi si producono ottimi vini rossi ma siamo in Piemonte e, purtroppo, il mercato tende a strizzare l’occhio ad altre zone della regione. Ecco allora l’idea di ripiantare il Timorasso… idea raccolta e portata avanti da una quindicina di altre aziende tra le quali ricordiamo, oltre le già citate, Mariotto e Pomodolce.

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Tra fette di salame e bicchieri svuotati Walter ci parla di terroir, della sua scelta di piantare vitigni autoctoni, ci racconta delle “grandi potenzialità della barbera e dell’immensità della croatina…” ma soprattutto insiste sul fatto di dare un’identità territoriale a questo grande vitigno che è il Timorasso. Un’identità che si riassume in una sola parola: Derthona. Difficoltà non solo burocratiche ma anche di mentalità che mi portano a paragonare questa battaglia intrapresa da Massa un po’ a quello che sta succedendo dalle mie parti dove il futuro non si chiama né “Garda Classico” né “Benaco Bresciano” ma l’identità, anche in questo caso è data da una sola parola: Valtenesi.
Sono quasi le quattro e ci congediamo dagli altri commensali per andare a far visita alle cantine di Massa. Ricevo in regalo dai signori Boveri una bottiglia di Derthona e da Alessandro Bressan una di Derthona, una di barbera e una piena di emozioni quando mi racconta che ha chiamato la sua azienda “Fiordaliso” perché erano i fiori che il padre, al ritorno dal lavoro in vigna, coglieva e donava alla moglie, la sua mamma.
La giornata termina a casa Massa, con molteplici assaggi dalle botti e tante storie raccontate. Storie di colli tortonesi, di personaggi folli, di gente umile e di sognatori.

Matteo Silva

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