Vinitaly 2015, consigli da stappare dal Trentino alla Sicilia

giovedì 26th, marzo 2015 / 09:21 Written by
Vinitaly 2015, consigli da stappare dal Trentino alla Sicilia

Vinitaly avrà pur tanti difetti, ma è un appuntamento imperdibile, di puro piacere, un fantastico spaccato sul mondo del vino italiano, a maggior ragione da quest’anno con il debutto di uno spazio riservato alla FIVI (Federazione Italiani Vignaioli Indipendenti). Certo, ci sono quelli che pensano solo a farsi riempire i bicchieri, ci sono i maniaci dell’autoscatto davanti ai brand più in voga, c’è l’immane difficoltà a parcheggiare e muoversi in auto all’entrata e all’uscita, le connessioni con il mondo esterno all’interno dei padiglioni sono spesso ardue, i bagni hanno code chilometriche con disperate ragazze che usano quelli maschili. Guai però a dimenticare tutti i lati positivi. Anche se qualcuno la scambia per una sagra del vino, resta l’appuntamento del vino per eccellenza. Qua c’è gran parte dell’Italia.

Dopo una giornata a Vinitaly 2015, ecco i nostri consigli di cosa stappare.

CANTINA PIETRASANTA – San Colombano al Lambro (MI)

PIETRASANTA

Pietrasanta è un nome importante. Era una famiglia così importante da aver fondato e dato il nome all’omonimo comune in provincia di Lucca. Poi si trasferirono più a nord, a San Colombano al Lambro, zona collinare al confine con l’Oltrepo Pavese e circondata dalle terre lodigiane, unica zona di produzione di vino Doc della provincia di Milano. Carlo Giovanni Pietrasanta, che è anche presidente del Movimento Turismo del Vino Lombardia, lavora circa 5 ettari.

Abbiamo assaggiato tre vini. Il Verdea (2013) è un bianco perfetto per una merenda alla fine di una giornata assolata. Un vino leggero, aromatico dai sentori agrumati, vivace; una curiosità: l’uva verdea è probabilmente l’unica a essere usata sia per vinificare sia a tavola e un tempo infatti veniva appesa in casa e mangiata a Natale. Il Telchì (2012), 50% Croatina e 50 % Barbera, ha un bel frutto, è sapido e la bocca rimane fresca grazie a una buona acidità. Un vino persistente che ben si sposa a una cucina grassa. San Colombano Riserva (2007), 45% Croatina 45 % Barbera 15% Merlot, è due passi oltre: complessivamente 36 mesi di botti, al naso è ricco ed evoluto, al sorso è equilibrato e con una freschezza ancora apprezzabile.

VINI DEI GIOP – Villa di Tirano (SO)

DEI GIOP - VALTELLINA (2)

Gianluigi Rumo è uno di quegli “eroi” che in Valtellina coltivano la vite su pendenze anche del 70% e con terrazzamenti sostenuti da muri con pietre a secco che richiedono continua manutenzione. Con 6 ettari a vite ha scelto di puntare solo su vini di alta qualità, lasciando l’uva protagonista con le caratteristiche della sua terra. Le Filine  è Valtellina Superiore, Nebbiolo (alias Chiavennasca) in purezza, dai profumi molto intensi; il riserva Al Regiur è ottenuto dalla migliore uva fatta leggermente appassire per un vino che attende 40 mesi in botti di rovere prima di mostrare tutta la sua potenza tipica valtellinese; lo Sfursat di Valtellina ha profumi intensi che nascono da una vendemmia tardiva e da un appassimento delle uve nei fruttai, con rese bassissime.

CASA VINICOLA ALDO RAINOLDI – Chiuro (SO)
RAINOLDI (2)
Con oltre nove ettari di vigneto gestiti direttamente e con il prezioso contributo di oltre settanta conferenti di fiducia monitorati dall’agronomo dell’azienda, la Casa Vinicola Aldo Rainoldi raggiunge le circa 200mlia bottiglie e a Vinitaly abbiamo avuto l’opportunità di assaggiare parte della gamma di etichette dell’azienda, stando nel Valtellina Superiore. Il Prugnolo, Nebbiolo in purezza, è un vino di struttura, armonico che regala soddisfazioni anche da giovane; il Grumello, di buon corpo, è il compagno perfetto per selvaggina e carni rosse; il Grumello Riserva, prodotto solo nelle migliori annate, è vino di grande carattere con al naso sentori di confettura; il Crespino esprime potenza, un vino denso e persistente dal tannino potente;
RAINOLDI (1)

CANTINA FRANZOSI – Puegnago del Garda (BS)
FRANZOSI GIOVANNI

Franzosi è una delle realtà più grandi del Garda bresciano, tornava a Vinitaly dopo anni di assenza in cui si “accontentava” di Prowein a Dusserdorlf. Oltre a un Chiaretto molto elegante, profumato e sapido, allo stand spiccava il nuovo Rebo, vendemmia 2011, etichetta che al debutto regala belle sensazioni. Torneremo sicuramente in cantina ad assaggiarlo con più calma.

PALAMA’ – Cutrofiano (LE)

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Sono un grande sostenitore e appassionati del Chiaretto del Garda bresciano e sono sempre molto scettico nei confronti dei rosati al di sotto di questa latitudine. Il Metiusco, vino tra l’altro sommerso da premi e riconoscimenti, è uno di quelli che ti fa ricredere. Negramaro in purezza, possiede una complessità rara, al naso si va dalla piccola frutta rossa agli agrumi, in bocca è equilibrato e con una discreta acidità. Viene ottenuto con il metodo del salasso, che permette di utilizzare solo un 30% delle uve lavorate.

ANTEO – Rocca de’ Giorgi (PV)

ANTEO

Abbiamo provato due metodo classico: il brut Sabrage (Pinot Nero 65/70% e Chardonnay), che seppur prodotto base della cantina è un eccellente bere: ci sono gli agrumi e la bocca è fresca e sapida; il Nature Ecru Millesimato, Pinot Nero in purezza, possiede un altro passo e al naso si passa dalla pasticceria alla frutta matura, in bocca fresco, armonico e di buona una struttura imponente.

BALTER – Rovereto (TN)
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Un altro bel metodo classico ci è stato proposto dal trentino Balter, aderente alla FIVI ( Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), con cui abbiamo anche chiacchierato sulla scelta di aderire alla federazione, sulla politica aziendale di puntare alla qualità e della battaglia, condivisa con altri produttori, contro il Consorzio vini del Trentino che vorrebbe innalzare le quantità di uva per ettaro. Oltre a parlare abbiamo anche assaggiato il perfetto biglietto da visita aziendale il Balter Brut, 30 mesi sui lieviti, perfetto per ogni occasione e l’elegante Balter Rosé.

ALESSANDRO DI CAMPOREALE – Camporeale (PA)
ALESSANDRO DI CAMPOREALE

Una vecchia conoscenza, siamo andati a salutarla e ad assaggiare alcune delle eccellenti produzioni dell’azienda. Oltre allo Syrah Kaid di cui abbiamo già scritto, segnaliamo pure il Kaid Vendemmia Tardiva.

SELVA CAPUZZA – Desenzano del Garda (BS)
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La priorità della giornata era di non assaggiare aziende vicine alla propria dimora. Però un’intervista a Luca Formentini, presidente del Consorzio Lugana Doc, era doverosa. Altrettanto doveroso era di conseguenza assaggiare il nuovo  Lugana Riserva Menasasso 2012. L’esempio di come il Lugana possa evolversi nel tempo. Qualche giorno prima avevo stappato a casa l’annata 2009. Al naso intenso, dagli agrumi alle erbe aromatiche alla nota minerale, in bocca è coinvolgente e lungo.

PODERE FORTE – Castiglione d’Orcia (SI)
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Luigi Negri (in foto a dx) dice di avere un debole per il Sangiovese, la sua uva è spettacolare. Lui sul Garda ne produce uno in purezza, una rarità di grande spessore concessa da un terreno unico. Così assieme siamo andati alla ricerca di un bel confronto in Toscana. Di questa azienda ad agricoltura biodinamica il vino di punta è proprio il Petrucci (2011), Sangiovese in purezza, uno di quelli che non ti dimentichi facilmente. Frutta matura e spezie, tannico, ma setoso, avvolgente. Un crescendo di complessità per un vino unico.

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FRANZ HAAS – Montagna (BZ)

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Avevamo visitato la cantina e avevamo già raccontato un vino (il Mullet Thurgau), ma non si può ora non consigliare il il Moscato Giallo. Un vino spiazzante, perché sconvolge tutto quello che finora si era abituati associare al moscato, che nella variante secca di Franz Haas entusiasma. Il suo giallo oro scarico esalta il bicchiere, al naso è aromatico e fine, l’acidità e la freschezza lo rendono compagno ideale per un risotto delicato.

CANTINA TERLANO – Terlano (BZ)

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Il terroir è quello dei grandi vini bianchi e una caratteristica di questa azienda sono dei speciali vini bianchi invecchiati, maturati anche dieci anni sui lieviti fini all’interno di cisterne d’acciaio in pressione e in cantina ci sono perfino bottiglie degli anni 50. Abbiamo assaggiato un ampia gamma di bottiglie, tutte consigliate. Terlaner 2014, Sauvignon Winkl 2014, Pinot Bianco Vorberg Riserva 2012, Sauvignon Quarz 2013, Nova Domus Riserva 2012, Chardonnay 2003 e il gran finale con il Terlaner Grande Cuvée  2012, il bianco più caro d’Italia, che, da quanto apprendo, si può comprare tra i 120 e i 200 euro. Spettacolo! (Rettifico, mi dicono che in realtà sia 220 euro in cantina)

CHIAPPINI – Bolgheri (LI)

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Potenza, eleganza e complessità. Quella di Bolgheri è una rinomata zona di produzione di rossi di alta qualità. E qua Giovanni Chiappini produce sua maestà il Bolgheri Superiore Guado de’ GemoliAi livelli, per intenderci, dei famosi vicini Ornellaia e Sassicaia. Abbiamo assaggiato il 2011, 12 mesi in piccole botti di rovere francese e imbottigliato senza filtrazione né chiarificazione. Un vino ricco e dall’alto gradao alcolico, ben 15%. In bocca è lungo, lunghissimo, ma a entusiasmare ancora di più è il naso: uno di quei vini che potresti fermarti ad annusare e riannusare per minuti e minuti.

PASINI SAN GIOVANNI – Puegnago del Garda (BS)

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Lo so, mi ero promesso di non fermarmi ad aziende che si potrebbe andare a visitare con pochi minuti di strada, ma è così ogni volta… Però un saluto alla famiglia Pasini, per me e Juri, è sempre un doveroso piacere; potevamo non fermarci quest’anno ad assaggiare il nuovo Chiaretto Valtènesi RosaGreen? Lo racconterò a parte. Voi nel mentre potete andare direttamente in cantina a comprarlo, fidatevi.

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