Degustazione di Lugana Doc tra cru, nuovi ettari a Turbiana e un Verdicchio

sabato 14th, marzo 2015 / 09:09 Written by
Degustazione di Lugana Doc tra cru, nuovi ettari a Turbiana e un Verdicchio

Il Lugana sta vivendo un momento d’oro: le sue uve sono le più care d’Italia e il vino prodotto sembra non bastare mai. “Tutti i produttori – dice l’Avv. Redaelli de Zinis, patron dell’omonima cantina di Calvagese – non raggiungono luglio con il proprio vino e questo dimostra il punto raggiunto da questo vino, che sta avendo una grande crescita all’estero”. Il mercato nazionale, soprattutto locale, consuma il non più del 35% della produzione annua attuale di 12 milioni di bottiglie, il restante 65% se ne vola all’estero: dagli USA alla Germania, dal Nord Europa al Giappone.

“Il successo di questo vino – racconta l’enologo Emiliano Rossi – è legato alle famiglie che lo producono. Sono fedelissime al principio di avere grande qualità anche con la crescita dei numeri”. Parlare di Lugana oggi vuol dire parlare di un vino di successo, cambiato molto negli anni e che rimane legato al “fratello” Verdicchio (anche se le ultime ricerche dimostrano che, nonostante le somiglianze, siano due varietà separate). Rossi ne ha parlato all’ultimo incontro del corso di cultura enoica organizzato da Confraternita del Groppello, Gran Priorato del Lugana e Ordine dei Castellani del Chiaretto.

L'enologo Emiliano Rossi

L’enologo Emiliano Rossi

Un tempo, basta chiedere ai contadini più navigati, era un vino acerbo, duro, amaro. “Oggi – dice Rossi – con scelte prima viticole che enologiche è cambiato”. Gran parte del mercato è destinato al vino dell’ultima annata: Riserva, Superiore, Vendemmia tardiva e Spumante assieme rappresentano solo il 7% della Doc. Eppure le vecchie annate hanno una personalità incredibile per chi non le avesse mai assaggiate: “Obiettivo di tutte le aziende – commenta Rossi – è di fare un vino gradevole oggi, ma che sia anche duraturo, se ce la faranno sarà un’altra scommessa vinta dal Lugana”.

Una curiosità. L’uva Turbiana viene coltivata per il 75% nella provincia di Brescia (Desenzano, Sirmione, Pozzolengo) e il 25% in quella di Verona (Peschiera), tuttavia il 75% del Lugana viene imbottigliato nel veronese e solo il 25% nel bresciano.

Una seconda curiosità. L’uva è coltiva in circa 1200-1300 ettari (in crescita ogni anno da quasi dieci anni) e, benché non sia una cosa ufficiale, esistono anche dei cru. Secondo Rossi le zone in cui il vigneto rende al meglio, per terra o vicinanza del lago, sono quella terra tra Rovizza e Peschiera dove per esempio si trova Ca’ Lojera, distante meno di duecento metri dal lago; un’altra zona è della località Lugana di Sirmione dove si trova Cà dei Frati; un’altro cru è quello della collina di San Martino della Battaglia e infine c’è quello che va verso il paese Pozzolengo. “Sono zona – commenta – dove le uve danno sempre le stesse risposte grazie a quello che trovano nella terra e nel clima: è l’esito di analisi sensoriali, non chimiche”.

Una terza curiosità. Dalla vendemmia 2015 il Lugana potrà essere imbottigliato dal 15 gennaio (in molti vanno comunque già oltre questa data), cui seguirà prima dell’immissione sul mercato un diffuso affinamento in bottiglia di un mese.

LE DEGUSTAZIONI DELLA SERATA

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Lugana Doc, 2014 – Colli Vai Bò (Pozzolengo)
Giallo paglierino (come tutti gli altri Lugana, sinonimo che non è stata fatta macerazione sulle bucce). Al naso ha un forte profumo di fiori bianchi, sambuco; complessivamente ha una buona intensità aromatica, pungente. Al sorso è sapido, persistente, con spiccata acidità finale e una generale morbidezza. Nessun finale amaro e un bel retro-olfattivo floreale. Un vino verticale che ha fatto solo acciaio.

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Lugana Doc, 2014 – La Rifra (Desenzano)
Al naso rispetto al precedente ha un’aroma floreale più leggero, che lascia spazio alla pietra fuocaia e a una nota agrumata caratteristica della zona di coltivazione. La bocca è ricca e densa; un vino spallato, rotondo, dall’acidità marcata.

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Verdicchio Castelli di Jesi Doc “Passione”, 2014 – Pilandro (Desenzano)
Pilandro, la cui sede è vicina a quella de La Rifra, produce anche il “fratello” del Lugana e da una tenuta nelle Marche arriva un Verdicchio di gran classe. L’annata per la zona di produzione è stata ottima e nel bicchiere si ritrova un vino che al naso offre erbe aromatiche e che in bocca è denso, rotondo, lungo con salinità e acidità espressive. Un vino che impegna più la bocca che un Lugana. Un consiglio: assaggiate anche un Lugana Pilandro.

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Lugana Doc, 2014 – Cadore (Pozzolengo)
Questo è un Lugana elegante e intenso, con profumi e aromi di frutta esotica, lychees e la caratteristica mandorla frutta esotica. L’aromaticità di bocca è, nel senso buono del termine, spaventosa ed entusiasmante. Un vino gradevolissimo, assaggiato a soli 2 giorni dall’imbottigliamento. Con il tempo si rifarà in struttura, con una bella aspettativa.

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Lugana Doc, 2014 – Cà lojera (Rovizza di Sirmione)
Giallo paglierino, che acquisisce sfumature dorate con il tempo. L’azienda ha alcune vecchie annate da capogiro, ma il Lugana fa la sua bella figura anche il più giovane lugana. I profumi sono intensi, con fiori bianchi, note agrumate e pure un poco di menta. Sapido, ha bella acidità, la bocca è molto lunga e piena, corposo.

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