Viaggio in rosa nelle terre del Chiaretto, a confronto con il sud Italia.

mercoledì 11th, marzo 2015 / 17:10 Written by
Viaggio in rosa nelle terre del Chiaretto, a confronto con il sud Italia.

Sul Garda con terreni al 60% di ghiaia (che dona leggerezza) e 40% argilla (che dona corpo e struttura) nemmeno volendo si potrebbero fare vini potenti. A trarne vantaggio è il Chiaretto, che negli anni si è evoluto a vantaggio dell’eleganza. A identificare il “vino di un notte” (il tempo in cui le bucce restano a contatto con il mosto) oggi sono soprattutto i colori che si scaricano, marcando una netta differenza anche nelle tonalità rispetto agli altri rosati d’Italia, e l’eleganza e la sapidità che si innalzano. Rispetto a un decennio fa, in cantina si punta a un prodotto più stabile e duraturo, lasciando alle spalle la diffusa immagine di un vino da bere entro l’estate.

Uno dei più fervidi sostenitori del Chiaretto moderno è il quattro volte miglior enologo d’Italia Mattia Vezzola, patron di Costaripa a Moniga ed enologo di Bellavista a Erbusco. Sentirlo parlare del rosato della riviera bresciana del Garda è sempre piacevole e proprio lui ha condotto il secondo appuntamento dedicato al Chiaretto per “Saperne di più degustando”, corso di cultura enoica organizzato da Confraternita del Groppello, Ordine dei Castellani del Chiaretto e Gran Priorato del Lugana.

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“Incredibile – ha debuttato davanti alla ricca platea – che in Valtenesi ci siano cosi tanti volontari che vogliono sentire parlare di vino. Quello che c’è  nel bicchiere è  solo la parte finale di un lavoro, che bisogna conoscere per sapere quello che c’è attorno a casa propria”. La storia del Chiaretto è ormai nota, ma vale sempre la pena ricordare che la sua vinificazione è stata codificata dal sentore del Regno d’Italia Pompeo Molmenti, che a Bordeaux si era innamorato della viticultura francese.

Assoldato un enologo e tornato nella sua villa di Moniga, il Molmenti, persona da 12 duelli all’attivo, ispirandosi al “claret” francese scelse un nome un poco penalizzante, ma aprì la strada a un rosato che oggi per eleganza e finezza ammicca alla Francia e supera di gran lunga il resto d’Italia. Peccato che l’edilizia selvaggia si sia mangiata ettari agricoli. “Per la speculazione edilizia – ricorda Vezzola – in Valtenesi sono andati persi 700 ettari di oliveto, 2000 di vigneto e 4000 di seminativo dal 1951 al 1991”. A differenziare il Garda da altre terre vitivinicole, oltre alla terra, è la temperatura: qua ci sono 67 tipi di terreno, un’origine glaciale come la Franciacorta, ma sul lago ci sono 2,5° C in più. E la temperatura più alta favorisce struttura, il freddo l’acidità che è il pilastro portante della longevità di un vino. “La neve del monte Baldo e dell’Adamello influiscono sulla verticalità del vino”.

“Il Chiaretto deve provenire da migliori uve – spiega Vezzola – e invece altrove spesso si fa il rosato da uve reflue, di scarto. Oppure prelevando un poco di mosto e acqua dalla vasca di un rosso importante. Le uve per il rosso rendono al 68% e si ha un vino che si vende meglio, per un rosé rendono al 50-58% e si vende a meno. In Valtenesi è una questione di vocazione del territorio. Rosé più chiari sono più raffinati ed eleganti, quelli più scuri si avvicinano al corpo del rosso. Per rosé chiari serve la buccia dura e si vendemmia così al mattino quando è più croccante: poi si diraspa e si attende qualche ora che il mosto esca da solo, è questa la parte più nobile. Poi viene vinificato come un bianco”. Il risultato sono rosati vocati a piatti speziati, al cappero, all’acciuga, al timo, all’aragosta o alla catalana; sono vini salati che puliscono il palato con acidità e tannini.

Una nota. “Fino agli anni 60 e 70 – racconta – si faceva selezione genetica, prima della vendemmia si segnavano piante di 25 anni con foglie e uve  migliori, poi si prendevano le gemme per l’innesto sulla radice di una pianta americana resistente filossera: il modo per migliorare qualità delle piante. Negli anni 70 è arrivato il vivaismo che non seleziona le gemme dai tralci tagliati, ma prende tutto: la conseguenza è stato un imbastardimento delle varietà. Negli ultimi anni grazie al Consorzio si è tornati a fare selezione delle gemme”.

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LE DEGUSTAZIONI DELLA SERATA

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Garda Classico DOC Chiaretto “80 Vendemmie”, 2013 – Avanzi (Moniga) 
60% Groppello 20% Rebo 10% Sangiovese 10% Marzemino

Nel bicchiere si presenta petalo di rosa delicato. Il naso è intenso e ampio, con frutta fresca, buccia di agrumi, fragolina di bosco, fiori. In bocca è fresco, sapido, persistente, di acidità marcata e con una complessiva armonia che lo rendono alquanto piacevole.

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Riviera del Garda Bresciano DOC Chiaretto “Diamante”, 2013 –  Comincioli (Puegnago)
Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino
Piu struttura e complessità, per un vino che spicca per eleganza e finezza. Rispetto ad altri rosati della rivera al naso ci sono meno fragola, meno lampone e pure meno banana, mentre spiccano rosa e melograno. Sicuramente al naso il profumo è meno intenso, ma a premiare questo vino è la bocca. Un vino grandioso che dimostra come anche un Chiaretto possa avere corpo, una struttura che lo rende poliedrico a tavola. Sapido, è abbinabile sia a della carne magra alla griglia sia a del pesce.

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Valtènesi DOC Chiaretto “Pergola”, 2014 – Civielle (Moniga)
Groppello 55-60%, Marzemino 20%, Barbera 10%, Sangiovese 10% e, sono in alcune annate, Rebo
Colore delicato rosa tenue. Al naso è fragrante, un profumo di prima fermentazione: intensissimo, con un marcato bonbon anglais (o, se preferite, gomma americana) e una vaga banama. La bocca è ampia e fruttata, buona la sapidità, elevata l’acidità, che lo rende un buon vino da tutto pasto.


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Rosato IGT Salento “Five Roses”, 2013 – Leone de Castris (Salice Salentino, LE)  
90% di Negroamaro e 10% di Malvasia nera

Un’istituzione. Questo è stato il primo rosato italiano a essere imbottigliato e commercializzato in Italia. Il colore è il tipico rosa cerasuolo diffuso nei rosati italiani. Al naso è inebriante, con profumi che variano dal mirtillo al ribes, il gusto è ricco, di una fresca acidità che lo rendono compagno di piatti come risotti, pesce e carni bianche. Sicuramente un gran vino come i numerosi premi tra l’altro dimostrano, ma che non si confà ai miei gusti, che prediligono i più fini Chiaretti gardesani. Un tipico rosato potente.

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