C’è Groppello (Gentile) e Groppello (Mocasina): degustazione comparata dell’autoctono della Valtenesi

domenica 01st, marzo 2015 / 11:44 Written by
C’è Groppello (Gentile) e Groppello (Mocasina): degustazione comparata dell’autoctono della Valtenesi

Ha un grappolo così compatto come una pigna, chiuso come fosse un nodo o, per dirla in dialetto, un “groppo”. Così si spiegherebbe l’origine del nome del Groppello, il vitigno autoctono della Valtenesi, coltivato tra Salò e Desenzano, tra le sponde del Garda bresciano e la Vallesabbia. Coltivato solo qua per una superficie complessiva di circa 400 ettari, ha una caratteristica nota speziata, è sapido e, come il cachemire, scalda, ma non appesantisce. A ragion del vero in realtà non è unico, due sono i principali biotipi coltivati: il Groppello Gentile ed il Groppello di Mocasina, varietà registrate nel catalogo nazionale delle varietà di uve da vino, anche se in Valtènesi si parla molto spesso solo di “Groppello”, come se fosse solo un’unica varietà, forse per analogia e coincidenza del territorio di coltivazione o forse perché tradizionalmente non si è mai operata una netta distinzione genetica tra le due varietà.

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Il Groppello è stato il protagonista a Villa Galnica di Puegnago del primo appuntamento del corso di degustazione organizzato dalla Confraternita del Groppello, dal Gran Priorato del Lugana e dall’Ordine dei Castellani del Chiaretto, “Saperne di più degustando”. La serata è stata condotta dal noto agronomo bresciano da Marco Tonni che, seppur nel poco tempo disponibile, ha evidenziato peculiarità di questo vitigno: “Un importante aspetto da considerare a livello enologico – ha detto – è che il Groppello è una varietà molto particolare per la sua dotazione polifenolica non certo ricca e per l’impatto che questa caratteristica ha sul vino che viene prodotto, che risulta sempre gradevole, ma spesso carente in struttura o complessità e attitudine all’invecchiamento”.

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UN RITRATTO DEI DUE GENOTIPI

Il Groppello Mocasina produce vini più intensi e corposi. Il vino ottenuto da questo vitigno ha colore è rubino acceso con acidità media e buon corpo, soffice e rotondo sul palato e leggermente speziato. Nel 1970 era coltivato su 1103 ettari, nel 2010 su 326 ettari, che si sono erosi negli anni tra capannoni, campeggi e seconde case. Il livello di presenza è indicabile anche dalla quantità di barbatelle (piccole viti innestate su portainnesti americani): nel 2005 se ne sono contate 590.695, nel 2012 31.718 (5 o 6 ettari).
Il Groppello Gentile ha un grappolo più piccolo e “alato”, con l’apice coperto da peluria, da cui il soprannome di “Molinèr”, ossia mugniaio. Da questo vitigno si ottengono vini con media acidità (inferiore al Mocasina), più morbidi, con minore tonalità più tendenti al rubino acceso, buon corpo e più spezia: è il più adatto alla preparazione del vino rosato della riviera, il Chiaretto, ma, spesso,  le sottovarietà si trovano mescolate insieme. Nel 1970 era coltivato in 114 ettari, che nel 2010 si sono ridotti a 51: per fare un paragone, Zonin da solo possiede 1300 ettari.

Tratto comune tra i Groppelli è di essere poco suscettibili alla peronospera; non accumula tanti zuccheri favorendo quindi vini meno alcolici anche con uve a fine maturazione: una volta in bottiglia si avranno vini non oltre i 13%.

LE DEGUSTAZIONI DELLA SERATA

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Garda Classico Groppello “El Paradis” di Pasini (Bedizzole). 100% Groppello di Mocasina, annata 2012, 13%. Colore poco intenso e un unghia abbastanza violacea denotano una giovinezza evolutiva. Al naso ha buona intensità, il profumo è molto accattivante, con spezia dolce, frutta rossa fresca, ciliegia, amarena, viola: una complessità interessante. All’assaggio è sapido (una caratteristica tipica del Groppello, ma che solitamente denota i vini bianchi, dove l’astringenza è minora), con bocca pulita e fresca. Complessivamente è elegante, coerente, equilibrato con nota di vino giovane al naso e morbido in bocca. Ideale per una cucina più magra e poco speziata.

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Garda Classico Groppello di Scolari (Puegnago). Groppello 90%, annata 2013, 12,5%. Nel bicchiere si presenta rosso un poco granato. Al naso c’è molta spezia che dalla cannella passa alla liquirizia, ricordando magari i biscotti natalizi; ha meno frutta e meno intensità. Un vino meno complesso rispetto al precedente, più nervoso, verticale, si sente l’acidità ma non è verde, ha una nota amara e un tannino medio. La struttura minore lo rendono compagno di una cucina magari grassa, ma comunque non complessa: per esempio, non è ideale con la carne grigliata, ma diventa compagno perfetto dello spiedo. Con l’annata 2012 l’azienda ha vinto l’ultimo Palio del Groppello organizzato dalla Confraternita del Groppello.

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Garda Classico Groppello “Notorius” di Averoldi (Bedizzole). 86% Groppello, 9% Sangiovese, 5% Marzemino, annata 2013, 13%. Il colore un poco violaceo indica la media evoluzione di questo vino, che al naso è molto intenso, ricordando i profumi e gli odori come frutta sotto spirito, amarena e vernice (o smalto); qua la spezia è un poco  piccante. Complessivamente è ampio ed elegante, invece in bocca è irruente: meno sapido di altri Groppelli, ha una buona acidità, ma, fugace, dura poco. Ha comunque un buon equilibrio e un impatto intenso: un vino coerente. L’abbinamento in cucina è con i piatti tipici della tradizione, quali salumi o preparazioni saporite.

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Garda Classico Groppello “Piazzole” di Pietta (Muscoline). 90% Groppello di Mocasina, annata 2013. Il colore è scarico, poco vivace. Al naso ha una nota dolce-amara che ricorda il miele di castagno e un biscotto speziato tipico scozzese;  poco intenso e fine, ma comunque ampio. Senza dubbio ancora chiuso e che in bocca è molto sapido, molto acido. Un vino scorbutico e ancora verde cui serve un poco di tempo. Si abbina a cibo grasso e non amaro.

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