Il successo del Lugana è (anche) una questione di geni

lunedì 23rd, febbraio 2015 / 16:39 Written by
Il successo del Lugana è (anche) una questione di  geni

Il segreto del successo è nell’anima, si potrebbe dire così a voler essere romantici. A voler essere più pragmatici sarebbe invece meglio dire che il segreto del successo è nei geni, cui si affiancano comunque programmazione, capacità e idee chiare. Oggi il Lugana, senza volerne parlare solo per quel pasticciaccio della Tav, sta vivendo un periodo d’oro con nuovi ettari vitati ogni anno e mercato in espansione. Prima del marketing c’è soprattutto un vino di ricca mineralità e strutture tipiche dovute alla longevità dei vigneti e ai terreni argillosi.

E i geni? Nell’area del Lugana, caso probabilmente unico in Italia, la gran parte dei vigneti negli ultimi cinquant’anni deriva dallo stesso vivaista l’azienda agricola Le Morette di Valerio Zenato a Peschiera, che attraverso la propria attività di moltiplicazione viticola ha consentito di mantenere un elevato grado di conservazione del germoplasma: in altre parole ha garantito la presenza del vitigno autoctono nel territorio, senza influenze di altre varietà estranee, con un migliore adattamento della pianta al territorio.

Vigne a Peschiera

Oggi il vino Lugana, grazie a questa stabilità genetica e alle caratteristiche delle argille dell’area, ha sviluppato caratteristiche sempre più definite e riconoscibili. Le osservazioni empiriche hanno messo in risalto che i vigneti di Turbiana, anche per queste ragione, vivono mediamente più a lungo, arrivando ad una vita media di oltre quarant’anni. Questo garantisce al vino maggiore mineralità e carattere, due tra gli aspetti più apprezzati.

Nel giro di pochi anni si sono raggiunti 1200 ettari vitati, ma il Lugana è stato per anni coltivato in un territorio ben più limitato con la riproduzione proprio dalla stessa “vigna madre” senza che il vitigno autoctono subisse influenze di varietà esterne.

Il Consorzio di tutela è ora impegnato in un progetto di ricerca clonare per indagare su varietà stabili geneticamente in collaborazione con l’Università di Milano e con la parte lavorativa curata dal vivaio di San Benedetto della famiglia Zenato che da tre generazioni fornisce barbatelle e che negli anni ha sviluppato una profonda conoscenza del vitigno Trebbiano di Lugana e della sua coltivazione nei diversi ambienti di cui si compone il territorio della zona Doc.

Paolo e Fabio Zenato

Paolo e Fabio Zenato

Una conoscenza approfondita da Fabio Zenato in occasione della tesi di laurea in Scienze Agrarie discussa all’Università di Milano nel 2011. “In quell’occasione – spiega Fabio Zenato –si è dimostrato che il Trebbiano di Lugana presenta elementi di differenziazione genetica rispetto ad altri vitigni appartenenti alla famiglia dei Trebbiani e considerati fino a quel momento affini”.

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Da qui è arrivato, attraverso stadi successivi, il disconoscimento dell’omonimia tra Trebbiano di Lugana (o Turbiana) e Verdicchio e una modifica al disciplinare di produzione del Lugana che dal 2011 prevede la denominazione ufficiale del vitigno Turbiana: inoltre, con il nuovo disciplinare, sono salvo diritti già acquisiti, la vinificazione e l’imbottigliamento sono possibili solo nella zona di produzione e oltre all’introduzione di due tipologie quali Riserva e Vendemmia Tardiva.

Oggi il consorzio è impegnato nella definizione e registrazione di uno o più cloni attraverso un progetto di ricerca che prevede almeno tre annate di microvinificazioni di circa 30 biotipi diversi individuati sul territorio e coltivati in un campo collezione, con la collaborazione dell’Università di Milano e la fase vivaistica curata da Le Morette, che copre circa il 90% delle richieste di barbatelle di Turbiana. Quest’anno c’è stata una prima microfinicazione e questo è pure un caso raro di ricerca di cloni interna al territorio con la consapevolezza che la grande stabilità di queste uve è dovuto al piccolo territorio.

Paolo Zenato

“Il risultato di questo percorso storico – spiega Zenato – è stato un migliore adattamento della vite al territorio. Oggi il vino Lugana, proprio grazie a questa stabilità genetica e alle caratteristiche delle argille dell’area, ha sviluppato caratteristiche sempre più definite e riconoscibili. Possiamo dire che qui vino e territorio sono diventati un assioma indissolubile”.

Inoltre, i vigneti di Turbiana, anche per queste ragioni, vivono mediamente più a lungo, arrivando ad una vita media di oltre quarant’anni. “Non è solo un vantaggio per il viticoltore – conclude Zenato – ma questo garantisce ai vini maggiore mineralità e carattere, che sono certamente due tra gli aspetti più apprezzati del Lugana”.

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