Frattaglie alla riscossa, la trippa al modo della nonna

lunedì 26th, gennaio 2015 / 23:03 Written by
Frattaglie alla riscossa, la trippa al modo della nonna

Si abbandonino le erronee convinzioni. La trippa non è l’intestino del bovino, è lo stomaco. La trippa non è grassa, anzi consigliata in diete ipocaloriche. La trippa è tenera e buona, un piatto gustoso e consolante.

Come le altre frattaglie, è stato un piatto adatto a sfamare intere famiglie in un passato anche recente. Questo piatto doveva il suo successo essenzialmente al suo basso costo. È un piatto povero presente in molte regioni d’Italia: ognuno la cucinava e condiva a suo piacere, anche secondo le sue possibilità. Così ieri come oggi. È un piatto tradizionale che si trova nelle cucine delle nonne, in qualche trattoria e dai trippai di Firenze, che però, non confondiamoci, vendono principalmente il Lampredotto. È uno dei piatti che si rivaluta con la crisi economica. La prima volta mangiai ‘sta frattaglia a Valeggio sul Mincio, chiesi il bis e, dopo qualche chilometro in auto, domandai: “Nonna, come cucini la trippa?” Fu così che andai dal macellaio per un chilo di trippa per poi trovarmi in cucina.

In una pentola mettete a soffriggere mezza cipolla con olio e burro, deve quasi morirvi. Poi aggiungete tritati una carota, una gamba di sedano e del pomodoro. Lasciatele cuocere a lungo a fiamma bassa mescolando di tanto in tanto. Nel frattempo mettete in acqua calda la trippa nettata e tagliata a pezzi grossi per darle una prima cottura. Quando le verdure saranno così rosolate da sembrare incollarsi sul fondo, aggiungete la frattaglia scolata e tagliata a listarelle. Fate cuocere salando, pepando e mettendo qualche spezia che male non fa mai. Aggiungete del brodo, il risultato deve essere un pochino brodoso ma non troppo. Portate in tavola mettendo a disposizione dei commensali formaggio grattugiato e pepe nero. Però non si che apprezzare anche la versione con i fagioli, ben più sostanziosa.

I tempi di cottura sono lunghi, può prolungarsi per alcune ore (nove secondo la nonna) per una trippa molto tenera. Una variante più pratica è bollire per qualche ora la trippa per poi unirla cotta a verdure e brodo.

A cosa serviva il vino? Versatevi nel bicchiere un rosso piacentino, un Gutturnio.

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