Mercato dei vini FIVI: parlare, assaggiare e comprare. Ricordi della 4ª edizione

sabato 06th, dicembre 2014 / 20:05 Written by
Mercato dei vini FIVI: parlare, assaggiare e comprare. Ricordi della 4ª edizione

Le parole possono essere superflue o inutili o insignificanti in rapporto al piacere sensoriale che un vino può dare, al piacere del momento in cui se ne gode. Sono invece altrettanto piacevoli le parole di chi quel vino l’ha prodotto e che, proprio prima di degustarlo o nel momento in cui lo si sta per fare, ti racconta cosa è quel suo vino, la sua passione e la sua terra in cui nasce. Occasione ideale per coniugare le due cose è stato il Mercato dei Vini organizzato dalla Fivi (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti) a fine novembre a Piacenza e dedicato ai vini prodotti da vignaioli che seguono direttamente ogni passaggio della filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia.

All’interno del centro fiera (15 euro l’ingresso) si potevano conoscere e acquistare i vini artigianali di oltre 260 produttori da tutta Italia. L’associato alla Fivi è il vignaiolo che coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto; vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta. Rinuncia all’acquisto dell’uva o del vino a fini commerciali e comprerà uva soltanto per estreme esigenze di vinificazione, in conformità con le leggi in vigore. E, da non sottovalutare, rispetta le norme enologiche della professione, limitando l’uso di additivi inutili e costosi, concentrando la sua attenzione sulla produzione di uve sane che non hanno bisogno del maquillage di cantina.

Nell’arco di una lunga e bella giornata abbiamo fatto alcune belle conoscenze, trovato finalmente alcuni nomi annotati e ritrovato alcune vecchie conoscenze. Ma la parte più bella, punto comune tra i vari produttori, è stato ascoltarli raccontare le loro vigne, come lavorano tra i filari o magari come quotidianamente consumano in cucina il frutto del proprio lavoro. Qua un elenco di quelli cui ho comprato del vino, tra gli oltre 260 presenti.

Sandro Sorteni, Cantina Flonno

Sandro Sorteni, Cantina Flonno

Cantina Flonno – Capo di Ponte (BS)

Dal Parco Nazionale dell’Incisioni Rupestri di Naquane in Capo di Ponte alla bottiglia. Le vigne sono puntellate da rocce incise che, con il loro fascino misterioso, hanno dato il nome alle tre etichette dell’azienda. Il Grandidoti (uomo a cavallo con lancia) è un riesling renano equilibrato, fruttato al naso e in bocca è persistente, minerale, con spiccata freschezza e un’acidità eccezionale. Il Grandimani prende nome da un’incisione nel mezzo dei vigneti è un merlot fine al naso e con una buona struttura. Il Rituale (due Pitoti) è un marzemino ricco di profumi cui segue in bocca un vino che sicuramente sarà una piacere stappare. Quello di Sandro Sorteni è un bellissimo esempio di viticultura in montagna capace di vini eleganti, ma mentre gli assaggiate fatevi raccontare la Valcamonica.

Stefan Vaja, Glassierhof

Stefan Vaja, Glassierhof

Glassierhof – Egna (BZ)

Dopo alcuni assaggi dei vini Stefan Vaja, azienda in conversione biologica, ho deciso che sarei andato a trovarlo in cantina. A Piacenza ho puntato sui bianchi e per curiosità il Lagrein rosè, che, inaspettatamente raffinato, è finito nel carrello della spesa. Il Pinot Bianco è fine ed elegante, ottimo come aperitivo, ma anche a tutto pasto durante una cena estiva in buona compagnia. Il Sauvignon 2011, vigne a 500 metri slm in una terra di solo porfido, ha accentuate note agrumate, è persistente e strutturato. ed è una di quelle bottiglie da tenere in cantina.

Monte dei Roari – Valeggio sul Mincio (VR)

Un’azienda a pochi chilometri da casa, non la conoscevo e mi ha attratto il suo cartello “vini fermentazione naturale non filtrati”. Bellissimi i profumi del rosso Palustrel senza solfiti aggiunti, probabilmente non potrà invecchiare ma una volta assaggiato è impossibile non desiderarne l’acquisto.  Interessantissimo il rosato Rosanel solo in assaggio e non ancora pronto per la vendita. Un’azienda che sicuramente andrò a trovare.

Ermes Pavese

Pavese Ermes – Morgex (AO)

L’azienda di Ermes Pavese è legata in maniera indissolubile all’antico vitigno Prié Blanc, allevato a piede franco, coltivato su 5 ettari tra i 900 e i 1200 metri di altitudine. Un vitigno unico coltivato solo nei comuni di Morgex e di La Salle e l’altitudine è già un contrasto naturale contro alcuni parassiti e tutti i trattamenti che Pavese fa sono comunque di origine biologica. Il Blanc de Morgex et La Salle Valle d’Aosta DOP è limpido alla vista, al naso sono evidenti le erbe aromatiche, la pera e un poco di spezia, in bocca è fresco, intenso e con una bella mineralità. Il Nathan è la naturale evoluzione dopo un anno di affinamento. Da consumare magari con formaggi a media stagionatura.

Agricola Vallecamonica – Artogne (BS)

I luoghi semibui dove vengano fatti affinare i vini hanno un fascino tutto legato al rito di Bacco, ma ve ne è uno che non può essere visitato: è quello dove Alex Belinghieri fa affinare il suo Nautilus. Un Metodo classico, un blanc de noirs, da una sola vendemmia: uve locali, piante vecchissime, anche di un secolo. Passa 30 mesi sui lieviti di cui 24 nelle profondità del lago d’Iseo: “Una necessità dato che non disponevamo di cantina adatta, un metodo rivelatosi ecologico per mantenere le bottiglie a temperatura e pressione costanti. L’equilibrio raggiunto ci ha permesso di realizzare un Pas Dosè, senza aggiunta di zuccheri; assolutamente senza compromessi”. Come sia non lo so. Ottomila bottiglie sono in fondo al lago, quattromila in vendita, nessuna in degustazione al mercato. La curiosità ha vinto, ma alla memoria resta anche il fatto che alla narrazione di un vino così pittoresco, preferiscono la narrazione di quell’opera d’arte che sono le loro vecchissime vigne.

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Vigneti Massa – Monleale (AL)

Uno dei banchi più gettonati del mercato, quasi impossibile avvicinarsi con la pretesa di fare due chiacchiere in tranquillità con il produttore. Quasi impossibile assaggiare senza fare un poco di attesa in cosa. I Massa sono quasi delle star tra gli amanti dei vini artigianali, la famiglia è sinonimo del Timorasso , vigneto autoctono di questo territorio che hanno contribuito in modo determinante a preservare e rendere un questo vitigno protagonista sulla ribalta nazionale e internazionale. Buono giovane, dopo un anno si evolve in una complessità tutta da godere.

Lazzari – Capriano del Colle (BS)

Quella di Capriano del Colle è una Doc poco conosciuta, ma che con il buon lavoro di aziende come quella di Lazzari si sta rilanciando a partire dai vini come il Berzemì, da antichi cloni autoctoni di marzemino. Da questa terra di rossi sono però i bianchi di Lazzari a rapirmi, sia il Fausto sia il corposo Bastian Contrario da uve Trebbiano.

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foto golose