Memorie dal Salone del Gusto 2014: cosa è sì, cosa è no (a insindacabile parere)

sabato 01st, novembre 2014 / 15:03 Written by
Memorie dal Salone del Gusto 2014: cosa è sì, cosa è no (a insindacabile parere)

Tanti hanno detto di tutto sull’ultimo Salone del Gusto e Terra Madre, quella mirabilia messa in piedi da Slow Food al Lingotto di Torino, dove ogni due anni si possono trovare produttori, agricoltori, pescatori e artigiani dell’agroalimentare nazionale e, in parte minore, mondiale. L’anima del grande evento è stato come sempre il mercato con oltre 1000 espositori, produttori dei Presìdi e delle Comunità del cibo provenienti da più di 100 Paesi. In tre padiglioni era possibile compiere un viaggio nella produzione alimentare e nella cultura gastronomica italiana, l’Oval invece racchiudeva la diversità del mondo. Anche Viva Bacco 2.0 non può esimersi da un commento.

Cosa è piaciuto

Bellissima la varietà di produttori, agricoltori, pescatori, norcini e quant’altro, tutti disponibili e ben contenti di raccontarti il proprio lavoro e i propri prodotti. Un mare di profumi, sapori e colori in cui perdersi per un giorno intero fino alla completa sazietà, magari scegliendo bene con quale ordine assaggiare, per non passare magari da un formaggio caprino a un po’ di sugo di palamita, da un cannolo alla prosciutto crudo San Daniela, da una pesca di Leonforte a un pezzo di vero Bagoss. La varietà, la possibilità, la scoperta di nuovi sapori, nuovi cibi, nuovi costumi culinari: tutto raccolto qua per un’emozione continua.

L’organizzazione complessiva di questo mastodontico evento enogastronomico è impressionante. Decine di pagine per contenere tutti gli appuntamenti, alcuni elitari altri per bambini, alcuni di sole parole altri con tante degustazioni guidate. E infatti la prima cosa che mi ha colpito, da ignorante di quello che in realtà fosse di preciso il Salone, è stato che appena entrato mi abbiano invitato a una degustazione guidata di bianchi friulani, poi tradottasi in un bellissimo appuntamento con tre diversissimi vini ben presentati e spiegati.

La valorizzazione di quanto offerto. Non si può regalare il risultato del proprio lavoro, giusto quindi che gli espositori facessero pagare anche cifre irrisorie per assaggiare un pezzo di pane con della pancetta piuttosto che un bel pezzo di formaggio. Quanto pagato viene apprezzato di più, un assaggio ben gustato magari prima della vera spesa; ma tra assaggio e assaggio alla fine si è pure sazi. Questo però può anche essere uno dei lati negativi.

Eccitante vedere così tanti produttori e prodotti che resistono all’omologazione da grande distribuzione. Piccole o grandi realtà che, almeno al Salone, vivono e raccontano il successo della diversità e della qualità, che assieme sono una ricchezza da non smarrire.

Da quale altro posto puoi tornare a casa, dopo aver mangiato tre eccellenti cannoli siciliani, con tartufo bianco d’Alba, bottarga, capocollo e paté francesi?

L’enoteca di Slow Wine è il paradiso.

Cosa non è piaciuto

A tre settimane dall’evento i Laboratori del Gusto erano già tutti esauriti, inutile cercare in loco un qualche posto creatosi nel mentre: l’ultimo posto per “Vini naturali spagnoli”, per esempio, è stato accaparrato dal giovane in fila davanti a me. Corsi, laboratori, degustazioni guidate di prodotti tutt’altro che diffusi o popolari erano belli, così belli e interessanti da essere elitari per i pochi posti disponibili. Meglio aumentarli, perché in tanti hanno provato a bussare allo sportello per un posticino, invano.

Lo street food, che preferisco chiamare cibo di strada, è di gran moda. L’ho già detto e lo ribadisco: i prezzi di un cibo povero stanno lievitando, buon per loro perché lo consente la domanda, ma la cosa dispiace.

Il biglietto d’ingresso, al lordo dello sconto per gli associati Slow Food, non costa proprio poco. La bellezza di 20 euro per accedere al paradiso degli acquisti agroalimentari, dove gli assaggi per lo più, e forse giustamente, sono a pagamento. Delle due l’una è da rivedere. Giusto pagare gli assaggi, anche cifre simboliche, per spegnere sul nascere le orde di assaggiatori professionisti; meglio pagare quindi qualcosa meno all’ingresso, perché il budget che ciascuno dispone sarebbe comunque sfruttato poi nell’acquisto interno.

La foto in alto è presa dalla pagina Facebook dell’evento

 

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foto golose