Il Lugana non teme il tempo: la maturità dei Riserva e la personalità delle vecchie annate

giovedì 16th, ottobre 2014 / 20:42 Written by
Il Lugana non teme il tempo: la maturità dei Riserva e la personalità delle vecchie annate

Il Lugana che piace è giovane. Lo dice il mercato che, in continua crescita da qualche anno, premia sempre l’ultima annata con tutta la sua freschezza. Farlo invecchiare è una doppia sfida da arditi. Innanzitutto le aziende oggi quasi faticano arrivare alla vendemmia con ancora qualche bottiglia dell’annata precedente in cantina. Inoltre, cosa di non poco conto, nell’immaginario è ancora diffusa l’idea di un vino da bere in estate, ghiacciato, per godersi le innate mineralità e acidità, ma che non arriverebbe all’estate successiva. I tempi sono cambiati e ora invece si può bere, godendone ancora i pregi, il 1995: 19 anni di vino!

La sala degustazioni per l’anteprima dei Riserva e dei Vendemmia Tardiva ospitata all’interno del Museo Diocesano in occasione di “Lugana – Armonie Senza Tempo”

Le vecchie annate sono un esperimento fuori dal mercato che si concedono poche aziende, ma a fianco del poco fortunato Superiore, il nuovo disciplinare del Consorzio nel 2011 ha introdotto il Riserva, naturale evoluzione del Superiore:  deve invecchiare o affinarsi per almeno 24 mesi, di cui 6 in bottiglia, ha toni cromatici più accesi, profumi più evoluti e complessi, con note affumicate di pietra focaia e riflessi balsamici, una mineralità più calda al palato, ma parimenti avvolgente, sapida e persistente.

Per il momento lo producono in 12 aziende: Avanzi, Ca’ Lojera, Cadore, Feliciana, Le Morette, Marangona, Ottella, Perla del Garda, Provenza, Selva Capuzza, Tenuta Roveglia e Zenato). Un’ottima occasione per assaggiarli, assieme a qualche altra vecchia annata, è stata la degustazione dedicata ospitata dal Museo Diocesano di Brescia in occasione dalla quarta edizione di “Lugana – Armonie Senza Tempo”, la maxi degustazione organizzata dal Consorzio.
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Mettete da parta che questo sia un vino che si faccia apprezzare solo giovanissimo. Noi abbiamo assaggiato tre Riserva 2011. Il Cà Lojera Lugana Riserva Del Lupo, un vino giallo paglierino dai profumi articoli e complessi con sentore di spezie, in bocca ha una bella sapidità ed è equilibrato e duraturo. L’Ottella Lugana Riserva Molceo, giallo paglierino scarico, ha una grande intensità di profumi, tra agrumi come pompelmo e cedro e fiori, però in bocca è molto acido e fugace. Il Selva Capuzza Lugana Riserva Menasasso ha profumi dolci di frutta con note di pepe, un vino complesso, lungo, dalla buona acidità e della pari sapidità: una bottiglia che può stare senza dubbio in cantina ancora a lungo ed evolversi ancora.
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Le vecchie annate sono però ancora un chicca extra mercato, le aziende ne tengono da parte qualche decina o poche centinaia ogni anno e le lasciano riposare. Assaggiarle è un’emozione sensoriale che dimostra come un vino apprezzato giovanissimo possa evolversi e competere con i migliori bianchi invecchiati. Il Menasasso 2003, per esempio, con 8 anni in più sulle spalle si presenta giallo dorato e, da quell’annata secca e calda, ci resta al naso il candito, in bocca la tipica mandorla amara e una acidità che ancora si ripropone, ma premiare l’etichetta e la pazienza del cantiniere è la lunga persistenza in bocca. Un vino eccellente.

Però, tra i vari assaggiati, sarebbe un peccato non citare il Lugana Vigne di Catullo di Tenuta Roveglia del 1995! Del millenovecentonovantacinque. Un vino che più di così non potrebbe invecchiare, al limite, un mero esperimento di pazienza, un piccolo piacere per gli appassionati, che dimostra però tutte le potenzialità della Turbiana.

Il Lugana non teme il tempo. Lo fa evolvere, i profumi si attenuano, da freschi diventano complessi, la mineralità e la complessità crescono e la personalità accresce. Un possibile longevo, strutturato, bilanciato, maturo che tutti credono solo giovane.

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