Tav, ultima chiamata: dal Consorzio del Lugana un appello per salvare il territorio e la sua economia

sabato 27th, settembre 2014 / 06:46 Written by
Tav, ultima chiamata: dal Consorzio del Lugana un appello per salvare il territorio e la sua economia

Ultima chiamata per salvare le colline moreniche del Garda dalla TAV. Dopo 20 anni di impegni, incontri, strette di mano e pacche sulle spalle tra enti locali e Roma, il Consorzo di tutela del Lugana Doc è arrabbiato e, alla ricerca di un diffuso sostegno, rende pubblica la sua lotta e lancia un grido d’allarme: “Non è soltanto un aspetto economico legato al vino – dice il presidente Luca Formentini – perché occuparsi di Lugana significa occuparsi di ambiente e territorio, le fonti più importanti di sostentamento di un’area turistica”.

Con rapidità un progetto pensato 20 anni fa inizia ora a chiedere il proprio spazio sul basso Garda, ma molti di coloro che vi abitano e lavorano ancora non sanno cosa stia per accadere. “A giorni – prosegue – convocheremo un’assemblea pubblica con sindaci e associazioni, lo facciamo noi perché lo sta facendo nessuno. La situazione è grave ma in molti ancora non l’hanno compresa. Negli ultimi giorni c’è stata un’accelerata, da una situazione di stasi ai progetti Cepav Due arrivati nei comuni”. La situazione ad oggi è quella di un progetto devastante di una linea ferroviaria che, senza contare i cantieri e la nuova viabilità, taglierà le colline già segnate da altre infrastrutture: “Sarà un monumento – commenta – che rimarrà per generazioni”.

Da sx: Paolo Fabiani (consigliere ed ex presidente del consorzio), Fausto Fondrieschi (presidente Fondazione San Martino e Solferino), Luca Formentini (presidente del consorzio) e Francesco Montresor (vicepresidente)

Da sx: Paolo Fabiani (consigliere ed ex presidente del consorzio), Fausto Fondrieschi (presidente Fondazione San Martino e Solferino), Luca Formentini (presidente del consorzio) e Francesco Montresor (vicepresidente). Davanti a loro uno dei documenti del progetto Cepav Due

Per Francesco Montresor, vicepresidente consortile, è un progetto “vetusto, scellerato, indifendibile e questo ci fa incazzare: tiene conto di nulla. Non tolgono solo ettari vitati (almeno 225-250 ha, circa il 20% dell’attuale area vitata, ndr), ma rovinano una zona e ci tolgono l’anima. Il danno maggiore sarà per tutti quelli che avranno la Tav a fianco e non prenderanno nemmeno il gettone degli espropri. Questo non è progresso è la fine di un’economia sana in un’area a vocazione turistica: voglio vedere chi s fermerà qui a villeggiare e mangiare. Non hanno idea di cosa siamo capaci di fare prima di mollare la nostra terra”.

Il Consorzio (100 aziende viticole, 65 vinificatrici e 69 imbottigliatrici) propone in alternativa lo sfruttamento dell’attuale tracciato ferroviario per 9 km, un’idea che ha ricevuto molti plausi in varie sedi, anche romane, ma che ha reso più pesante la sberla morale data dai progetti definitivi arrivati nei comuni settimana scorsa. “Sono molto sconsolato – dice Paolo Fabiani, presidente del Consorzio dal 2001 al 2007 – ne abbiamo parlato a tutti i livelli, ma è servito anulla. Mi rattrista che non abbiano capito cosa voglia dire territorio; spesso siamo invidiosi dei francesi che hanno il terroir, ma lo abbiamo anche noi e lo distruggiamo. Sfruttare la linea attuale e rallentare per 9 km è il prezzo adeguato per conservare il territorio e rispettare l’ambiente.”.

Per riproporre l’alternativa a inizio settembre hanno scritto anche a Renzi e ai vari ministeri, ma senza una risposta che è suonata come un ulteriore benestare a un progetto finanziato solo in minima parte e che è uno sfregio non solo ai produttori di un vino fatto con le uve più care d’Italia (anche oltre i 150 euro al quintale) e con un mercato in espansione da anni (12 milioni di bottiglie nel 2013 per quasi 50 milioni di fatturato), ma anche a tutti quelli che lavorano con il territorio, a chi lo vive e pure a chi lo visita. Quando in primavera aveva scritto ai vari ministeri per chiedere la revisione del tracciato, aveva risposto solo quello dell’Ambiente: a loro non risultava che la TAV passasse in questo territorio perché non era ancora stata la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Una beffa.

“Sono 20 anni che facciamo un lavoro istituzionale per la Tav – dice il direttore Carlo Veronese – e abbiamo solo tanti faldoni di carta. Oggi rendiamo pubbliche le nostre azioni e il mondo politico dovrà rispondere: il territorio vuole delle risposte. A inizio ottobre organizzeremo un tavolo di lavoro con comuni e associazioni e vedremo chi firmerà la nostra proposta, vedremo chi è con noi e chi contro di noi. Noi non siamo solo il consorzio, ma anche il territorio. Siamo stanchi delle pacche sulle spalle e di sentirci dire nei comuni e a Roma che abbiamo ragione”.

“Nel ’94 – ricorda Fabiani – in cantina ho avuto un incontro con un general contractor di Cepav e gli chiesi perché non venisse sfruttata l’attuale linea, mi rispose che chiedevo una cosa che costava poco; gli chiesi perché non facessero una galleria lungo questi 9 km, mi rispose che sarebbe costata troppo”

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