Coop. “La Verità”, 350 soci per un olio di qualità. Intervista a Eurosia Gasparini.

lunedì 23rd, giugno 2014 / 09:50 Written by
Coop. “La Verità”, 350 soci per un olio di qualità. Intervista a Eurosia Gasparini.

Vista il recente premio ottenuto dalla Cooperativa San Felice di San Felice del Benaco (BS) nella categoria fruttato medio all’ultimo concorso “L’Oro del Benaco” organizzato dal Consorzio di tutela dell’olio extravergine di Oliva Garda DOP, rispolvero questa “vecchia” intervista fatta poco più di un anno fa a una persona a me cara, pubblicata all’epoca su Area Blu, mensile gardesano edito da Publimax.

A legarla alla Cooperativa agricola San Felice del Benaco, meglio conosciuta come Cooperativa “La Verità”, con sede nell’omonimo paese valtenesino, è l’amore per la pianta dell’olivo e per il suo prodotto. Eurosia Gasparini (di una donna per galanteria non si dice mai l’età, anche se la sappiamo) non ha mai prodotto olio, ma è una storica socia. Quando si dice “La Verità” in molti pronunciano il suo nome.

L’olivo, assieme alla vite, è l’elemento caratteristico del paesaggio gardesano. Come è nata la Cooperativa nel 1946?

Sono stati 5 amici a crearla. Una volta si faceva prendere la muffa all’oliva, veniva portata in frantoio a dicembre così aveva meno acqua e costava meno la molitura. A un certo punto, assaggiati i vari oli, si sono chiesti perché non ci facciamo il nostro olio. Il secondo anno se ne sono aggiunti… e nel 2012 ci sono più di 350 soci. Si mira sempre alla qualità, è il fine ultimo. Si sono comprati macchinari sempre nuovi, l’ultimo acquisto è stato quello delle gramolatrici chiuse.

Perché “La Verità”?

Doveva essere la verità nell’olio delle olive che esce da qui. Quello che esce da qui è olio vero, non mescolato.

La Cooperativa nel ’46 cosa voleva dire?

Non conoscevano ancora niente. Nel primissimo dopo guerra era un’incognita, volevano provare. Il primo olio è stato fatto con un torchio in una casa privata. Quando sono partiti non sapevano nemmeno dire cosa fossero le macine, costavano troppo. Sono stati i primi che hanno “scoperto” l’olio.

Oggi cosa vuol dire?

Vuol dire avere un prodotto ottimo, fatto con i proprio ulivi, ed essere rappresentativi nel campo dell’olio: si tenga presente che la cooperativa molisce tra il 20 e il 25% della produzione totale lombarda. Assieme si da una forza. La Cooperativa inoltre e iscritta al Consorzio per la tutela dell’Olio Extravergina di Oliva DOP Garda e con la DOP il prodotto è certamente di qualità

Pierpaolo Vezzola della Cooperativa Agricola San Felice ritira il primo premio categoria fruttato medio al concorso L'Oro del Benaco 2014 per l'Olio Garda DOP

Pierpaolo Vezzola della Cooperativa Agricola San Felice ritira il primo premio categoria fruttato medio al concorso L’Oro del Benaco 2014 per l’Olio Garda DOP

La Cooperativa ne ha fatta di strada, ma lei, che è anche stata nel direttivo, non è mai stata una produttrice.

Ho delle piante, ma non per mia produzione. Io sono innamorata dell’olivo e dell’olio. Sono innamorata di questa pianta e di questo prodotto. Sono arrivata come socia con i miei pochi ulivi parecchi anni fa. Era mio marito socio, io sono subentrato alla mia morte.

Oggi tutti fanno il suo nome quando parlano della Cooperativa…

Siamo un po’ in simbiosi, io ho sempre cercato di dare un mano a titolo grautito, per passione.

Quali sono state le persone più importanti per Cooperativa?

Giovanni Mazzoldi, presidente per più di un mandato, e uno che non si è mai esposto, il rag. Bertolotti detto Commarì.

Qualcuno ti ferma per strada per informazioni?

Sì, c’è un risveglio, non so se dovuto alla pubblicità o altro. I consumatori iniziano a capire la differenza tra quello che costa 2 anziché 15 euro al litro. I bambini sono molto più interessati anche all’assaggio, che attira meno l’adulto.

Cosa è cambiato rispetto a 50 anni fa?

Era più diffuso ed era considerato normale averlo in casa. Poi l’avvento della ricchezza ha portato il burro perché fa più fine, poi erano arrivate le margarine famose. Ora l’olio sta riprendendo il posto che merita, sia in cucina che in tavola è il re dei condimenti.

Per passione organizza anche Valtenesi con Gusto con altri due amici, sempre per passione c’è chi torna a fare olivicoltura, come secondo lavoro o come “hobby”. Cosa vuol dire oggi l’olivicoltura sul Garda?

È la passione per la pianta, il “territorio” sul Garda ormai è un’utopia. È brutto da dire, ma l’innamorato dell’ulivo è l’unico che combatte la cementificazione. Chi torna a fare olivicoltura capisce che con 20 piante di ulivi riesci a salvare il territorio da una casa. Oggi gli olivicoltori sono gli unici che difendono il territorio senza sventolare bandiere o gridare.

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