Il Chiaretto si è «schiarito» per piacere di più: tinte tenui, sapidità ed eleganza al prossimo Italia in Rosa

giovedì 05th, giugno 2014 / 05:53 Written by
Il Chiaretto si è «schiarito» per piacere di più: tinte tenui, sapidità ed eleganza al prossimo Italia in Rosa

Col passare degli anni il rosa ha perso colore e si è stinto. Il Chiaretto del futuro sarà senza dubbio dai colori tenui, delicati, ma anche sapido ed elegante. Come quelli di Provenza, dove il rosé non il figlio di un dio minore. Oltralpe una bottiglia consumata su tre non è ne bianca né rossa e sul Garda l’ambizione è quella di arrivare a questi livelli commerciali e di immagine per ritagliarsi uno spazio sul crescente mercato mondiale del “drink pink”.

Lo stand del Consorzio Valtènesi all'ultimo Vinitaly

Lo stand del Consorzio Valtènesi all’ultimo Vinitaly

Rispetto a un decennio fa, in cantina si punta a un prodotto più stabile e duraturo, lasciando alle spalle la diffusa immagine di un vino da bere entro l’estate. Va in questa direzione lo statuto del Valtènesi Doc, denominazione introdotta con la vendemmia del 2011, che prevede l’immissione sul mercato a partire dal 14 febbraio.

Però a identificare il “vino di un notte” (il tempo in cui le bucce restano a contatto con il mosto) oggi sono soprattutto i colori che si scaricano, marcando una netta differenza anche nelle tonalità rispetto agli altri rosati d’Italia, e l’eleganza e la sapidità che si innalzano.

Poiché non basta fare un buon vino per venderlo ma serve anche saperlo descrivere, il Consorzio Valtènesi vuole definire bene i connotati del rosato con una collaborazione francese e un progetto di ricerca che non ha precedenti tra i rosè italiani. “Nel 2014 le nostre energie saranno focalizzate in modo particolare sul Chiaretto – spiega il presidente Alessandro Luzzago -. Abbiamo avviato un accordo triennale di collaborazione con il Centre de Recherche et d’Expèrimentation sur le vin rosè di Vidauban, in Provenza, che rappresenta ad oggi il più accreditato punto di riferimento del mondo per lo studio dei vini rosati. L’obbiettivo? Approfondire la conoscenza dell’identità di questo vino così importante per noi”.

Lo studio di caratterizzazione ha un mandato preciso: quello di tracciare lo stato dell’arte sul profilo attuale dei Chiaretti della Valtènesi, attraverso una descrizione accurata delle caratteristiche cromatiche, olfattive e gustative dei prodotti.

“Lo scopo di questa ricerca – spiega Luzzago – non sarà solo quello di poter offrire ai soci del Consorzio un quadro di riferimento per la produzione, ma anche quello di fornire al pubblico una rappresentazione accurata dei nostri Chiaretti, attraverso descrittori che possano emergere come caratterizzanti e possano soprattutto fare piazza pulita dei cliché che spesso persistono su questo vino, ma che ora sono nei fatti del tutto superati”.

Di fatto sono però due le ricerche: una sull’uva per migliorare gli impianti, una per cercare di identificare all’interno il vino e comunicarlo quindi all’esterno. Già lo scorso settembre 31 cantine hanno fornito il proprio Chiaretto affinché un panel di degustazione, gestito dal Consorzio e dal Centro vitivinicolo di Brescia, per una fotografia cromatica, gustativa e dei profumi del prodotto per sviluppare una certa capacità di descrivere il Chiaretto Valtènesi. Gli stessi verranno riassaggiati in questi giorni e poi in autunno: un contributo alla definizione dell’identità di un prodotto di tradizione ultracentenaria, il cui metodo produttivo fu codificato per la prima volta più di un secolo fa a Moniga del Garda dal senatore veneziano Pompeo Molmenti.

“Tra un paio di anni – commenta Luzzago – ci sarà materiale su cui riflettere per spiegare all’estero che il Chiaretto non è più quello di una volta, ma si è sviluppato in vigneto e in cantina. Se riuscissimo a fare questo, potremmo ritagliarci un buono spazio sul mercato mondiale”.

All’ultimo Vinitaly allo stand consortile un’esaustiva grafica mostrava tutti i possibili colori del rosé, ma bastava un occhio alle bottiglie presenti per capire quale fosse l’area del Valtènesi Chiaretto. Però l’occhio non basta e sono anche il naso e la bocca a essere determinanti.

Giacomi Tincani, La Basia di Puegnago, all'ultimo Vinitaly

Giacomi Tincani, La Basia di Puegnago, all’ultimo Vinitaly

In generale al naso il Chiaretto è fine, intenso con sentori floreali e fruttati, in bocca secco, fresco, sapido con spiccata salinità. Per esempio, quello de La Basia di Puegnago ha spiccate note di mela come quello di Gaine di Bedizzole, il Monte Cicogna di Moniga ha invece sentori di agrumi, il Chiaretto Pergola di Civielle di Moniga ha una nota di piccoli frutti di bosco e fiori.

Il sapore è morbido, fresco e ben strutturato e, se si vuole essere precisi, talvolta si sente spesso la fragolina di bosco o la fragola e i più eleganti hanno un retrogusto di mandorla, che tra l’altro caratterizza anche l’Olio Garda DOP. Senza dimenticare che un buon Chiaretto deve anche avere notevole finezza.

Tutte caratteristiche che si potranno apprezzare e confrontare, tra Valtènesi Doc, resto d’Italia e pure qualche francese alla VII edizione di Italia in Rosa, in programma a Moniga del Garda all’interno di Villa Bertanzi da venerdì 6 a domenica 8 giugno. L’0ccasione è ghiotta, per scoprire tutte le versioni possibili dei rosati, che sul mercato si stanno ritagliando una fetta sempre più grande. Nel 2012 in Italia si sono venduti 9 rosati ogni 100 bottiglie, una percentuale che in Francia era già stata raggiunta nel 1990 e che 22 anni dopo è salita al 28%.

Ho raccontato i nuovi colori del Chiaretto anche sul Bresciaoggi del 5 maggio 2014

Bresciaoggi 6-5-14

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