Diffidate di chi non sa fare un Negroni

sabato 08th, febbraio 2014 / 15:59 Written by
Diffidate di chi non sa fare un Negroni

È talmente facile che ogni errore, ogni imperfezione è colpa del cialtrone barista. La composizione del Negroni è arcinota (1/3 London Dry Gin, 1/3 Bitter Campari e 1/3 Vermut rosso). I liquori devono essere freddi, ma tanti ignorano però l’importanza del ghiaccio, che deve essere tanto e fresco di giornata, altrimenti è destinato a sciogliersi in pochi secondi e a nessuno piace un Negroni annacquato. Mette tristezza.

Foto da Alcademics.com

Alcuni giudicano un bar dalla qualità del caffè, altri dalla qualità del pirlo o dello spritz, pochi dalla qualità del Negroni. Divenne il re degli aperitivi in epoca fascista come Americano irrobustito di gin, ma l’Italia pullula di baristi sciatti. Alzi la mano chi non è stato costretto a bere una porcheria! C’è chi mette troppo gin e serve una bomba alcolica, chi troppo Martini e vi porge una melassa dolciastra, talvolta pure in un bicchiere sbagliato. Sorvoliamo sulle olive vecchie e le patatine fiappe. L’ideale sarebbe andare a Firenze, dove il cocktail fu inventato nel 1919 o 1920 dal conte omonimo, affacciarsi al bancone dello storico Caffè Rivoire di piazza della Signoria e ordinare da bere a Luca Picchi, che ha scritto Sulle tracce del Conte. La vera storia del cocktail Negroni. Lui, quando prepara il magico miscuglio, è il sacerdote di una raffinata religione alcolica.

Come dice il Camillo Langone, “Il Negroni dona a noi la pace. Quando è fatto bene, s’intende, perché un cocktail confezionato male produce al contrario odio e livore verso il barista”.

Il Negroni è l’unico vero cocktail italiano, non perdonate l’imperizia di chi non lo sa preparare a regola d’arte. Il tutto va versato e mescolato in un bicchiere largo e basso con molti cubetti di ghiaccio e una mezza fetta di arancia. Ripudiate bicchieri alti, stretti, scomodi e con un annacquante ghiacciolino, che non farà in tempo a refrigerare.

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