Valténesi e Lugana: vendemmia in ritardo sul Garda

domenica 22nd, settembre 2013 / 10:46 Written by
Valténesi e Lugana: vendemmia in ritardo sul Garda

Non si vedeva da anni una vendemmia così in ritardo. Le piogge abbondanti della primavera e dell’inizio dell’estate hanno ritardato la maturazione dell’uva e ora i vitivinicoltori del Garda sperano in due settimane di sole per potere avviare la raccolta, che quest’anno inizierà per il Valtènesì (e Garda Classico) nei giorni prossimi e per il Lugana probabilmente a fine settembre.

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“Data la situazione attuale delle piante – spiega Luca Formentini, presidente del Consorzio Lugana – la vendemmia è piuttosto in ritardo. C’è stata un’accelerazione a luglio e agosto, quando il bel tempo aveva fatto recuperare in parte le piogge primaverili, ma ora la maturazione è tornata a tardare. Ci vorranno ancora un paio di settimane per iniziare, ma serve davvero molto sole”.
Dal punto di vista della qualità non ci sono dubbi e le quantità sono in linea con quelle dell’anno passato (oltre 10 milioni di bottiglie): “Ci sono diversi vigneti che entrano in produzione – dice Formentini – e altrettanti che entrano in maturità: sono piante interrate 4 o 5 anni fa e ora, entrando nel sesto, settimo od ottavo anno, hanno un beneficio qualitativo e quantitativo”.
Nelle terre del Lugana, dove si usano uve di Trebbiano di Soave denominato in zona anche Turbiana (dal 90 al 100%), si attende con ansia il bel tempo, fondamentale nelle prossime 2/3 settimane, durante le quali molte cantine andranno di fanno a terminare le bottiglie rimaste in cantina.
“Le scorte sono davvero pochissime, alcune cantine si agganceranno proprio a filo tra un annata e l’altra. Il mercato del Lugana è sempre più in espansione internazionale, non solo verso i tradizionali mercati di Germania, Olanda e nord Europa. C’è un incremento notevole su Giappone e Stati Uniti d’America, dove inizieremo nei prossimi mesi una campagna comunicativa”.
In ritardo nella maturazione ci sono anche le vigne del Valtènesi-Garda Classico. “Siamo in ritardo di una decina di giorni – dice Alessandro Luzzago, presidente del Consorzio Valtènesi Doc -. Le piante di Groppello sono più scariche di uva rispetto alle altre, ma qualitativamente sono tutte belle. Il Groppello ha un’alternanza sulla quantità prodotta, ma questo non significa che non ce ne sia: constatiamo che ce ne sia un po’ meno”.
La cosa non nuoce. “Questo – commenta Luzzago – è anche positivo: le vigne sono meno cariche e quindi c’è più qualità in bottiglia. Se si mantiene il bel tempo sarà una buona vendemmia, serve però il sole, perché con il ritardo c’è sempre qualche rischio”.
Per il Valtènesi questo è un periodo di transizione, la prossima è la terza vedemmia dalla sua istituzione e a inizio mese è stata sbloccata la vendita del rosso della scorsa vendemmia. “La ristorazione gardesana – dice il presidente – ha risposto bene, ma al momento deve far convivere i vini a nome Groppello con quelli a nome Valtènesi, spero che presto diventino sinonimi”.
Un vino che sta riscoprendo una seconda vita è il San Martino della Battaglia, il Tuchì, perché l’UE lo ha privato dell’uso del nome Tocai per i suoi vitigni. “Rispetto al Lugana – spiega Formentini, uno dei pochi produttori del vino coltivato attorno alla Torre – il San Martino non ha un disciplinare rigido: è più libero, ma la produzione è selettiva. L’annata pare di ottime condizioni e sta tornando sul mercato come vino di qualità da riscoprire”.
Bresciaoggi – 21 settembre 2013

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