I veri poeti hanno una causa civile e Igor Costanzo vuole radunarli in un festival sul Lago di Garda

mercoledì 13th, febbraio 2013 / 16:08 Written by
I veri poeti hanno una causa civile e Igor Costanzo vuole radunarli in un festival sul Lago di Garda

Igor CostanzoL’unica voce di resistenza è la poesia, che salverà il mondo. Lo dice il 93enne beat Lawrance Ferlinghetti, perché la poesia ha la capacità di ispirare, trasformare, dissolvere, polverizzare, e il 32enne Igor Costanzo condivide e quest’anno potrebbe concretizzare il suo sogno di organizzare a Moniga, dove abita e dove è presidente della commissione cultura del Comune, un festival di poesia civile.

Autore di vari libri ed editore, oggi prima di tutto è un felicissimo padre e, a dispetto della giovane età, la sua casa è piena di ricordi eccellenti: ci sono locandine di festival da Roma a Rovereto e le foto con amici quali lo statunitense Jack Hirschman e Alda Merini, che gli ha scritto la postfazione del suo “Innocenze in bilico” (“Trovo il suo stile molto nuovo, pieno di valori e leggerezza”) e gli ha dedicato anche una poesia: “Non scriveva già più – ricorda Igor – e dettava al telefono le poesie all’editore. Sarà sul prossimo libro che pubblicherà l’editore Zanetto di Montichiari”. Lui, invece, prossimamente con la sua Volo Press, con cui ha già dato alle stampe Beppe Costa (“Poesie d’amore e di rivolta”) ed Enrico Ghedi (“La scatola con gli insetti”), pubblicherà le poesie di Neeli Cherkovski, un amico, biografo ufficiale di Charles Bukowski: “Il tema è forte, scrive del suo amore omosessuale. È atroce che oggi ci siano ancora gente che ritiene gli omosessuali dei malati”.

Insomma, Igor, poesia tutt’altro che autocelebrativa…

Prediligo quei poeti che hanno una causa civile da portare avanti, non la poesia fine a sé stessa. Per esempio, Marco Cinque, che era ospite in uno delle serate che ho organizzato a dicembre a Moniga, in questi anni ha fatto una grossa opera di sensibilizzazione contro la pena di morte. In Italia ce ne salvaguardia per fortuna la Costituzione.

Dopo tanti festival curati in giro per l’Italia, potrebbe concretizzarsi il sogno di farne uno a casa. Quando è nata l’idea del festival e come si chiamerà?

Ho l’idea del festival da quando sono al liceo, da quando ho iniziato a far poesia e ora l’assessore alla cultura Terzi sta caldeggiando la cosa. L’idea nasce dalla mia passione e nel territorio bresciano è una cosa che manca. Pensoa a qualcosa come “Napoli Poesia” o come quello che organizzava Multimedia Edizioni a Sarajevo. Si chiamerà “Moniga Poesia” e avrà un ampio respiro internazionale con poeti civili da tutti il mondo. Marco Cinque, Paul Polansky che porta avanti la causa dei rom kossovari, Jack Hirschman quella degli homeless americani. Ogni poeta ha il suo cavallo di battaglia. Sarebbe un festival della poesia impegnata, che sensibilizza.

Quando e come si potrebbe svolgere?

Sarebbero tre giorni a fine estate per far venire gente a Moniga non sempre nel boom della stagione e qua i luoghi non mancano, anche se non è facile organizzare reading di più giorni. Inoltre ci sarebbe, il condizionale è d’obbligo, la volontà di inserire un premio abbastanza articolato, soprattutto di poesia, dedicato a Nantas Salvalaggio che ha abitato a Moniga: è giusto un legame al nostro territorio. È un progetto ambizioso, ancora in forse, ma per organizzarlo non servono grandi somme: i poeti si accontentano di poco per venire. Questa sarebbe la prima volta che faccio un festival a casa mia.

Alcuni possibili ospiti sono già stati citati prima e alcune tue poesie sono pubblicate nella raccolta “Revolutionary Poets Brigade” dato alle stampe dall’amico Hirschman e da Mark Lipman. Quale messaggio darebbe il festival?

Sarebbe contro la guerra, in uno scenario mediterraneo sempre più incerto con l’Italia che si sta armando anziché aiutare le piccole imprese; a sostegno dell’ecologia, dei diritti umani e dei lavoratori. Quando si parla di morti bianche non si parla dei piccoli imprenditori suicidatisi, mi voglio scostare dalla sinistra che ha fatto un calderone unico della classe imprenditoriale: la piccola imprenditoria è stata trascurata dalla sinistra ed è per questo che Berlusconi ha governato per 20 anni. Dedicherei il festival ai piccoli imprenditori suicidatisi per questa crisi.

Oggi la poesia ha però poco seguito, è percepita come noiosa o comunque un onanismo per intellettuali. È un lascito dai tempi della scuola?

Io insegno, il programma ministeriale andrebbe rivisto: alcuni poeti che si studiano sono troppo lontani dai ragazzi. Non tutti gli autori hanno la capacità di parlare alle generazioni future. Dante per esempio parlerà oggi e parlerà domani come Foscolo.Il poeta non è noioso, è più profondo. Vive una forte dicotomia tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere e vive nel ricucire questa differenza soprattutto per quanto riguarda le brutture e le ingiustizie. Questa non è solo una crisi economica, soprattutto è culturale; non ci accorgiamo di quello che lasceremo ai nostri figli: ignoranza e inquinamento.

Quindi la poesia a cosa serve?

Se il cambiamento non parte dai politici, partirà dai poeti. Quando Ferlinghetti dice che la poesia salverà il mondo, vuol dire che lo farà sensibilizzando le persone, che non voteranno più politici che umanamente sono scarsi e non le rappresentano più. Dopo un reading di poesia torni a casa e magari inizi a fare la differenziata. La poesia non è autocelebrazione.

ITALIA

Italia mi hai spezzato il cuore,

dopo anni di attesa posso dire

ancora di amarti, ma forse

ormai è tardi e tu sempre

più spietata nel negarti.

(…)

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foto golose