Soggetti smarriti (Questi non sono i Promessi Sposi)

venerdì 20th, gennaio 2012 / 01:24 Written by
Soggetti smarriti (Questi non sono i Promessi Sposi)

È nato ambidestro ed è cresciuto a pane, Queneau e Perec. Enrico Mazzardi, 28 anni passati tra Desenzano e Bologna, lo dimostra nel suo primo libro “Soggetti smarriti”, sottotitolo “Questi non sono i Promessi Sposi”, dove in brevi racconti narra la vita futura dei personaggi del Manzoni. È uno stratagemma per imbastire storie curiose, insolite, al limite del nonsense: procrastinare oltre un libro la vita di personaggi letterari è una scelta stravagante.

L’autore, Dottore in lettere e giornalista pubblicista, ritorna sulla vita di tutti i giorni dei personaggi che al libro del noto romanzieri hanno “lavorato”, ma nella seconda parte del libro l’artifizio si sposta su altri noti personaggi. Non è un genere nuovo, basti ricordare Italo Cavino, cui il tema della riscrittura era molto caro.

Nella prima parte si incontrano un Renzo che, straziato dal tradimento di Lucia con il cugino, diventa un oppiomane a Milano, mentre la sua ex compagna viene uccisa dal suo nuovo amore dopo un intrallazzo con l’Innominato. Ci sono Don Rodrigo che, dopo un esperienza nel settore delle vernici con il Griso, apre una pizzeria con la moglie o un Don Abbondio che agli occhi altrui non esce più dal personaggio pusillanime e diventa un piccolo mafioso. Nella seconda parte, invece, tra i vari, si incontro la scrittrice di successo Madame Bovary, un lillipuzziano nel circo degli esseri umani che girava un tempo anche l’Italia con l’incredibile Dupaine.

La passione per la scrittura in lui è nata mentre studiava Lettere all’Università di Bologna: “È stato abbastanza buffo – ricorda -, al tempo, come anche oggi, ero appassionato molto di cinema e arte: ho preso dei quadri e mi sono chiesto cosa potessi raccontare di quei quadri. Il primo è stato un quadro di Schiele visto al Mart, era molto cupo”.

A questo e a Georges Perec, si aggiunge la passione per la letteratura “ a contraintes”: ci si impone delle regole da seguire mentre si scrive e, per esempio, dopo aver scritto dei racconti, li si riscrive senza usare una lettera prestabilita. Si chiamano lipogrammi. Uno dei più grandi rappresentati è proprio Raymond Queneau, l’altro suo companatico, noto per “Gli esercizi di stile” tradotti da Umberto Eco, ma anche per romanzi come “I fiori blu”.

In quegli anni, non lontani, ha iniziato a scrivere e mandare i propri racconti a varie riviste. Piacevano e venivano pubblicati. Il primo è stato pubblicato su “Il traghetto mangia merda”, di cui è rimasto redattore. Poi si sono aggiunti i magazine online “Finzioni”, “Tupolev” e “Tèchne”, diretto da Paolo Albani che ha scritto la postfazione del libro. Questo è uno dei suoi autori preferiti e merita un inciso: questo letterato si dedica a compilare enciclopedie, edite da Zanichelli, su lingue immaginarie o libri inventati presenti in altri libri.

“Non mi affascina eccessivamente la serietà, mi piace piacciono le cose che quantomeno facciano sorridere, se poi fanno anche pensare tanto meglio. È un libro orgogliosamente inattuale, obsoleto, frutto di una passione. Faccio due doverosi ringraziamenti all’editore Gordiano Lupi e più in generale alla casa editrice Il Foglio, che è onesta, contraria, come me, al malcostume dell’editoria a pagamento. E ha avuto pure l’ardire di pubblicare un libro strano come Soggetti smarriti. ”. Un titolo che non gli piace, ma tra la trentina di quelli proposti l’editore ha scelto questo, a suo dire il meno bello.

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foto golose